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venerdì 22 agosto 2008

La scienza e l’opinione pubblica. Il ruolo della conoscenza scientifica nella vita quotidiana


Nell'ambito del Festival di Spoleto, giunto quest'anno alla 51° edizione nella sezione di Spoleto Scienza, curata come di consueto dalla Fondazione Sigma Tau, è stato dedicato ampio spazio al tema della percezione, della comprensione e della divulgazione delle scoperte scientifiche e delle più importanti e controverse applicazioni tecnologiche degli ultimi anni. (1)
In quest'occasione si è stilato un primo bilancio dei vent'anni di attività di divulgazione dei temi e delle scoperte scientifiche più importanti nell'ambito della sezione Spoleto Scienza, curata, come detto, dalla Fondazione Sigma Tau. Questa esperienza, che ha visto confrontarsi nel corso degli anni numerosi scienziati, filosofi, giornalisti, storici, è stata e continua ad essere uno dei primi e più importanti luoghi di divulgazione e di riflessione sui più dibattuti temi della scienza. Quest'anno la Sezione Scienza ha proposto due temi: 1) “La scienza al tramonto del secolo breve”, dedicata al rapporto tra scienza e opinione pubblica, con la presenza del maggior esperto di Public Understanding of Science, il Prof. Martin Bauer. 2) Il secondo tema dibattuto ha riguardato il genoma umano e le nuove prospettive della cure individualizzate aperte dalla maggiore conoscenza dei codici genetici. Il titolo di questo secondo workshop è “La scienza all’alba del nuovo ordine”.
Ecco un breve resoconto di alcuni interventi tenutisi al primo incontro.
Il Prof. Mauro Ceruti, dell'Università di Bergamo, che ha coordinato gli interventi, ha provato a tracciare una prima mappa dei più importanti avvenimenti storici e scientifici degli ultimi vent'anni.A pochi mesi dalla caduta del muro di Berlino (1989), termine finale del secolo breve, iniziato nel 1914, come ha proposto di classificarlo lo storico inglese Hosbwahm, possiamo vedere la presenza di connessioni nuove e di fenomeni imprevedibili, come la moltiplicazione degli attori sulla scena politica mondiale dopo il dissolvimento dei blocchi alla caduta del muro. (2)
Sono gli anni di una presa di coscienza collettiva della centralità della questione ecologica, più ampia dei temi strettamente ecologisti, dato che essa comincia ad incrociarsi in modo significativo con i problemi dello sviluppo e della drastica riduzione della biodiversità.
Tema delicato e controverso è anche quello della crisi irreversibile dei sistemi formativi e dell'educazione degli adulti, nel nuovo sistema dei contenuti e dei saperi codificati, con l'esigenza di una ricomposizione delle conoscenze, la cui complessità risulta sempre più difficilmente governabile. Cambia in modo significativo anche la riflessione che la scienza compie su se stessa, con la nascita di nuovi paradigmi epistemologici, nati in ambito post popperiano. La razionalità scientifica si trova a dover comprendere e fare tesoro della storicità e dei contesti sociali in cui opera, al di la della contrapposizione tra assolutismo e relativismo.Almeno altri due processi risultano significativi in questo quadro: la prepotente entrata in scena delle scienze del vivente, che hanno quasi scalzato le scienze fisiche dal posto d'onore nel campo delle scienze naturali e la nascita, carica di enormi conseguenze, imprevista per gli scenari tecnologici del tempo, del personal computer.Cambia radicalmente anche la comprensione sociale della scienza, che diventa un sistema multidimesionale, a rete, con la presenza di molti attori: esperti, scienziati, divulgatori, opinione pubblica, mezzi di comunicazione di massa.

Il prof. Martin Bauer, Reader in Social Psychology and Research Methodology della London School of Economics, uno dei maggiori studiosi del rapporto tra Scienza e opinione pubblica, ha tenuto un importante intervento che ha fatto il punto sugli ultimi decenni di questa controversa relazione.Qual è il ruolo della scienza e la sua posizione nella vita quotidiana di tutti noi? Qual è il suo posto nel senso comune?, si è chiesto Bauer. Negli anni 1960-1980, dice lo studioso, si è fatta una prima diagnosi del problema, a partire dal fatto che la scienza è uscita dai laboratori e ha incominciato a misurarsi con le aspettative e le paure dell'opinione pubblica. In quegli anni si è fatta una prima diagnosi, che avrebbe condizionato ampiamente questa relazione: esiste un deficit di conoscenza ed è necessaria una divulgazione in grado di procedere ad una vera e propria alfabetizzazione sulle scoperte scientifiche principali. Si è quindi proceduto a misurare gli atteggiamenti per verificare se c'è una relazione tra conoscenze e atteggiamenti; se si conosce meglio la scienza si può amarla o perlomeno non temerla.
Questa impostazione si basava sulla incultura del pubblico medio e aveva come base metodologica l'obiettivo di arrivare al “cuore del pubblico”, facendo leva sugli aspetti emotivi e non su quelli razionali.Negli anni successivi, e siamo già ai giorni nostri, si è proceduto alla proposta dei cosiddetti event making, manifestazioni, festival o incontri collettivi in grado di coinvolgere il pubblico su particolari aspetti delle conoscenze scientifiche. (3)
Come trovare sistemi di misurazione adeguati per verificare gli atteggiamenti del pubblico?La più importante indagine sulla percezione della scienza da parte dell'opinione pubblica si è tentata con le inchieste raccolte nel rapporto Eurobarometro 2005. (4)
Si è anche provato a comparare gli atteggiamenti tra due realtà piuttosto differenti, l’India e l’Europa. Nell’India del pieno sviluppo industriale, ad una conoscenza maggiore corrisponde una maggiore accettazione ed un generale tono di positività degli atteggiamenti. In Europa, una realtà già postindustriale, ad una migliore conoscenza delle scoperte scientifiche, corrisponde un panorama più frammentato e con aree critiche, anche se si assiste a delle sensibili differenziazioni relativamente ai temi più delicati.
Nel complesso, le risposte hanno rilevato una percezione abbastanza positiva e ottimistica di cio' che scienza e tecnologia possono effettivamente fare per l'umanita' in termini di ricerca medica, e di miglioramento della qualita' della vita, nonche' opportunita' per le generazioni future. Per quanto riguarda le questioni specifiche, gli europei danno l'impressione di essere aperti a sviluppi ulteriori, considerate le controversie che riguardano alcune delle tematiche in oggetto. Ad esempio, la maggioranza dei cittadini ritiene che la biotecnologia, l'ingegneria genetica e l'agricoltura ad alto impiego di tecnologia eserciteranno un effetto positivo sul nostro stile di vita.Le domande concentrate sul tema della salute umana vedono un'analoga percentuale di intervistati che sarebbe disposta ad accettare la clonazione degli animali o delle cellule staminali di embrioni umani in circostanze eccezionali, ma tracciano una chiara linea morale quando si passa alla clonazione degli esseri umani per scopi riproduttivi.In conclusione, mentre i cittadini europei sembrano fidarsi degli sviluppi scientifici soprattutto in termini di cura, salute, sicurezza, manifestano un deciso scetticismo, se non un rifiuto vero e proprio, sulla questione degli OGM, organismi geneticamente modificati. Su quest’ultimo punto, va anche detto che le campagne di stampa, spesso superficiali e allarmistiche, hanno offuscato qualsiasi seria analisi dell’argomento. Il prof. Bauer, infine, per ovviare ai problemi di relazione tra scienza ed opinione pubblica, propone di costruire un modello di scambio tra scienziati e senso comune basato sui concetti di distanza e di qualità di relazione. Distanza, perché occorre misurare la capacità di comprensione di concetti e metodiche spesso astruse o estremamente tecniche. La qualità, invece, agisce sull’effetto di andata e ritorno della comprensione, in modo che anche gli scienziati abbiano a loro volta una percezione di ciò che il senso comune ha compreso ed elaborato del loro lavoro. In ogni caso, si tratta di processi che devono essere studiati e programmati nel medio-lungo termine.

Il Prof. Paolo Rossi, storico, ha delineato un quadro contrastato del clima culturale e politico negli ultimi decenni intorno all’immagine della scienza presso il grande pubblico e in particolare presso alcuni ambienti intellettuali, particolrmente influenti sull’opinione pubblica e su importanti settori della politica.

E’ seguito poi l’intervento di Alison Abbott, Senior European Correspondent di Nature, che ha offerto un interessante intervento sul giornalismo scientifico e sulle sue capacità divulgative presso il grande pubblico, mostrandone ancora la scarsa diffusione nel pubblico medio.

Altrettanto interessante l’intervento di chiusura del Prof. J. Barrow, astrofisico e grande divulgatore, che ha presentato il suo volume Cosmic Imagery, “ Le immagini della scienza”, cui rinviamo per la gradevolezza nella lettura.Da questa breve presentazione, si vede come i diversi argomenti della comprensione pubblica delle tecnoscienze siano a volte inquadrati, nella percezione pubblica, come intrinsecamente rischiosi, da approcciare e guardare con diffidenza. Anche gli sforzi comunicativi di chi si occupa della divulgazione scientifica, soprattutto in Italia, dove si fatica a comunicare un’immagine della scienza e dei suoi dibattiti interni all’altezza della situazione, devono fare i conti con un ambiente spesso refrattario o indifferente alla serietà della sfida e della posta in gioco.Luglio 2008
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Note
(1) Per le notizie sul “nuovo corso” del Festival di Spoleto, vedi l'intervento sul numero 43 di Lavoro e Post Mercato dedicato alla violenza (E’ possibile un mondo senza violenza? Un workshop sulla violenza e le sue metamorfosi). L'incontro dedicato a “La scienza al tramonto del secolo breve” si è tenuto il 12 luglio 2008, come di consueto al Chiostro di San Nicolò. L'altro simposio, dedicato al Genoma, dal tirolo La Scienza all’alba del nuovo ordine, si è tenuto il giorno dopo. Ritorneremo su questo secondo incontro nei prossimi numeri della rivista.
(2) Eric Hosbawm, Age of Extremes - The Short Twentieth Century 1914-1991, trad. it. Il secolo breve. 1914-1991, Rizzoli, Milano, 2006.
(3) Segnaliamo qui due tra le più importanti manifestazioni che si tengono su questo tema in Italia: Torino e Genova. Vedi http://www.torinoscienza.it e http://festivalscienza.it.
Interessante anche il Festival della Cretività che si tiene a Firenze. Da visitare il sito: http://www.festivaldellacreativita.it.
(4)Cfr.http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/

giovedì 14 agosto 2008

E’ possibile un mondo senza violenza? Un workshop sulla violenza e le sue metamorfosi


Dal nostro inviato

Si sente forte il bisogno, di questi tempi, di uno sguardo approfondito e ampio intorno ai temi fondamentali della cultura, di approcci meno frettolosi e superficiali di quelli che spesso ci offrono i quotidiani ed i settimanali.Solo l'analisi culturale seria e rigorosa, infatti, con i suoi movimenti lenti e prudenti, è in grado di proporre ipotesi e di offrire argomenti razionali su temi e problematiche che troppo spesso non si riesce a comprendere nella loro vera portata. E' il tipo di offerta culturale che ci si aspetterebbe di trovare nei tanti (troppi) festival culturali che si celebrano in Italia.
E' quindi con vero interesse che abbiamo assistito agli incontri culturali organizzati nell'ambito della Sezione Idee del Festival di Spoleto, edizione 2008. (1)
Il Festival di Spoleto, giunto quest'anno alla sua 51° edizione, in collaborazione con L'Istituto di Scienze Umane di Alta formazione (SUM), ha organizzato un interessante ciclo di incontri-dibattiti aventi per tema la metamorfosi della violenza. (2)
Il tema proposto, che si pone all'incrocio degli interessi di molte discipline e che riverbera i suoi effetti su molteplici fenomeni individuali e sociali, è un caratteristico “nodo” in grado di farci cogliere i punti di contatto tra natura e cultura, tra mito e storia e, inoltre, di offrirci un osservatorio importante per tutti gli intrecci tra i comportamenti individuali e quelli collettivi.Diversi esponenti di varie discipline delle scienze umane, si sono confrontati intorno a questo tema, offrendo spunti e riflessioni preziosi su un tema così affascinante e impervio. Di seguito, riportiamo in sintesi alcuni di questi interventi. Moltissimi sono stati i testi e gli autori citati; per non appesantire il testo, abbiamo preferito ridurre al minimo i riferimenti per riportare l’essenziale di ogni intervento.
Il prof. Aldo Schiavone, docente di diritto romano, direttore del SUM, propone di focalizzare la riflessione delle scienze umane intorno al concetto di violenza per almeno due ordini di ragioni: a) per l'evidenza del fenomeno nel corso di tutto il Novecento e a tutt'oggi; b) per la sua problematizzazione attuale e per il fenomeno che vediamo realizzarsi per la prima volta in questa parte del pianeta dove siamo di fronte ad un lungo intervallo storico, dato che almeno dalla fine del secondo conlitto mondiale ci consente di sperimentare un mondo privo di violenza almeno nelle sue forme più estreme, come per i conflitti bellici. Che in questo piccolo angolo di mondo, l'Europa, possa tornare la guerra sembra quasi folle, realizzando almeno in parte il sogno Kantiano della pace universale.(3)
Eppure, per restare all'età moderna, proprio in Europa, più che altrove, sono nati i grandi catalizzatori della violenza, come la nascita e lo scontro degli Stati-Nazione, la divisione e la violenza di classe, lo scontro e le scissioni delle grandi religioni monoteiste. Solo il lavoro salariato moderno, in condizioni di parità formale tra datore di lavoro e lavoratore, ha affievolito quella produzione di conflitti e di violenza che il lavoro arcaico schiavizzato, produttore di violenza e di coercizione fisica estrema, ha immesso nella storia.Tutti questi produttori di violenza – Stati Nazione, scontro di classe, dissidi religiosi, lavoro, continua Schiavone, stanno affievolendo la loro influenza, tanto da far intravedere che la violenza, elemento consustanziale della condizione umana, sia per la prima volta problematizzata e tenuta a distanza. Si può aprire, almeno concettualmente, lo spiraglio di un'antropologia dell'umano con una minore presenza di violenza o addirittura di un mondo senza violenza. Quale lavoro concettuale e psicologico comporta per i singoli individui e per la società un mondo senza violenza?
Altri pensatori, tra cui il prof. Marramao, docente di Filosofia Politica, non sono così certi che la violenza derivi dall'aggressività originale, tipica degli esseri umani. Secondo Marramao, infatti, la radice delle guerre e della violenza è invece riconducibile a postulati normativi inconciliabili, su idee di futuro e di sviluppo divergenti e differenti, ed è probabile che una totale assenza di violenza sia impossibile o impensabile. E' vero, afferma Marramao, che la crisi degli stati nazione comporta un minor ricorso alle guerre, almeno in Occidente, tuttavia l'ordine internazionale così faticosamente creato rischia di aprire altre forme di conflitto. Che è come dire che noi siamo in un interregno, costituito dal non più del vecchio ordine e il non ancora del nuovo ordine internazionale. Un ulteriore segno di preoccupazione per il riaffacciarsi della violenza riguarda gli attuali conflitti cosiddetti identitari, legati all'appartenenza etnica o religiosa, piuttosto che ai nazionalismi. E' importante, per Marramao, giungere ad una ridefinizione simbolica della violenza, ripensando relazioni e valori, altrimenti si corre il rischio di essere nuovamente schiacciati dai conflitti che si agitano nel mondo. Senza il legame della politica ad un sistema valoriale e ad un'idea condivisa di bene comune, non è possibile uscire dai conflitti identitari. La violenza non è inestirpabile, purché si ritorni ad una grande politica. La sfida rappresentata dai processi di globalizzazione deve essere vista in chiave di emersione dei conflitti di valore, derivati dai conflitti identitari. L'Europa, se non vuole rimanere schiacciata dai colossi asiatici e statunitensi, mettendo a rischio la sua stessa identità, deve provare a ridefinire appunto una Grande politica.
Il prof. Bettini, docente di filologia classica, richiamando le riflessioni proposte dall’antropologo Girard ne La violenza e il sacro, constata il venir meno dei modelli antichi di simbolizzazione della violenza, come nei sacrifici.(4)
Per i greci, sostiene Bettini, il cratos, rappresentava la forza fisica, individuando il violento come un uomo con un eccesso di forza, mentre noi la intendiamo in termini psicologici e simbolici. Con la dichiarazione dei diritti umani del '48, abbiamo tentato nell'età moderna di definire che cos'è umano e ciò che non lo è. Tuttavia, essi si presentano in modo simile a ciò che conosciamo del mondo omerico, dove i diritti degli uomini (mangiare, dormire, riposare, ecc.) erano garantiti dal dio. Un interessante fenomeno moderno per uscire dal ciclo ripetitivo della violenza è quello della riconciliazione, così come si è storicamente mostrata in Sudafrica. Attraverso il meccanismo dell'oblio, più che del perdono, si è visto che se si ricorda ciò che unisce e non ciò che divide, è possibile uscire dal cerchio oscuro della violenza.La prof.ssa Manuela Fraire, psicoanalista, ha invece richiamato all'attenzione i temi proposti dal movimento femminista e dal pensiero della differenza, dove il tema della violenza viene visto anche in termini di genere e di scambio sessuale. Tra l'altro, proprio nel pensiero femminile, si è esplicitamente tematizzata la specificità dell'autorità rispetto al potere e alla violenza, che invece si tende a ritenere inscindibili.
Il prof. Roberto Esposito, filosofo, non ritiene che sia possibile espellere la violenza, dato che essa è il mezzo più semplice per la risoluzione dei conflitti. Per certi versi, essa serve anche ad uscire da uno stato intollerabile di dominio, con una dimensione liberatoria. Il problema della violenza nasce quando da strumento diventa fine, tanto più nell'età contemporanea, allorchè si presenta una nuova forma di politica, la biopolitica, in cui la conservazione e lo sviluppo della vita, diventa obiettivo centrale del potere, elemento di inclusione e di esclusione tra i gruppi e quindi fulcro di efferate violenze. Il nemico si patologizza, diventa un cancro da estirpare. In ogni caso, siamo di fronte a metamorfosi della violenza, dato che come hanno mostrato Darwin e Freud, la violenza è caratteristica della specie umana ed è inscindibile dal suo destino.
Mons. Giovanni Ravasi, teologo e Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, intervenendo nel dibattito, cerca di mostrare come il cristianesimo risponde a questo pessimismo. Condividendo il realismo crudo di chi descrive la violenza come un carattere umano sostanziale, propone vari richiami testuali al fratricidio, presenti nella Bibbia e ne mostra la relazione con la fondazione della città e della società.Solo la conoscenza del bene e del male, prosegue Mons. Ravasi, la libertà di muoversi in queste dimensioni dell'essere, può far vedere il legame del male con la finitezza e la caducità. E se si è caduti nel male si può ricominciare dal bene. E' nell'ottica del perdono che si esce dalla violenza, nel momento in cui Dio, perdonando chi ha fatto il male, contemporaneamente gli rivela il male che ha commesso.Riportando sinteticamente alcuni degli interventi, ritenuti tra i più significativi, si è cercato di dar conto di un dibattito alto e proficuo intorno ad uno dei temi più controversi e affascinanti. Ascoltando queste dotte dissertazioni, non c'è quasi modo di sfuggire all'idea che le forme in cui continuamente si incarna la violenza sono appunto metamorfosi di un evento che tende a ripetersi e a ripresentarsi sempre, contrariamente alla nostra idea che sia possibile esorcizzarla con le nostre conquiste di civiltà.Alla cultura spetta di affrontare gli eventi della storia senza moralismi e senza pregiudizi, con l'unico interesse di verificare in quali termini, e a quali condizioni, sia possibile ipotizzare un progresso veramente degno di questo nome. Luglio 2008.
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NOTE
(1) Usualmente, il Festival di Spoleto, ha sempre puntato sulla proposta di spettacoli, performances e opere innovative in tutti i campi espressivi: prosa, teatro, lirica, mostre, ecc.. Quest’anno, il Festival fondato da Gian Carlo Menotti nel 1947, in occasione di un suo rilancio sulla scena nazionale ed internazionale dopo le ultime deludenti edizioni, ha proposto una sezione dedicata al confronto di idee su argomenti generali, in grado di rappresentare una sfida conoscitiva interessante e di alto livello. Il curatore di questa prima edizione della Sezione Idee del Festival è il prof. Ernesto Galli Della Loggia, storico. Vedi il sito
http://www.festivaldispoleto.com/.
Per conoscere la storia del festival, v.
http://it.wikipedia.org/wiki/Festival_dei_Due_Mondi.
(2) L'Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM) è un'istituzione pubblica dedicata all'alta formazione e alla ricerca nei diversi ambiti delle scienze umane e sociali. Ha sede a Firenze e a Napoli ed è strutturato con un sistema a rete, articolato su cinque Scuole di alta formazione insediate presso le Università di Bologna, Firenze, Napoli "Federico II", Napoli "L'Orientale", Napoli "Suor Orsola Benincasa", Roma "La Sapienza", Siena. Vedi
http://www.sumitalia.it/ITA/index.php.
(3) I. Kant, Per la pace perpetua, Feltrinelli, Milano, 2005. Cfr. in particolare la Prefazione di Salvatore Veca.
(4) R. Girard, La violenza e il sacro, Adelphi, Milano, 2000. Girard in sostanza sostiene che il sacro sia la maschera della violenza originaria e fondatrice alla base delle società umane.