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sabato 30 gennaio 2010

ICANN accoglie altri alfabeti su Internet


Dal 16 novembre appena trascorso, l’unico organo riconosciuto di governance della Rete, l’ICANN, ha dato via libera alla registrazione dei domini su Internet con caratteri non latini. (1)
La svolta si può definire come epocale, quasi a sancire in modo definitivo la perdita del centro di gravità della Rete posizionato negli Stati Uniti.
E’ ben più di un cambiamento tecnico o un aggiornamento di protocollo per consentire a chi voglia accedere alla Rete di trovare spazio a sufficienza. (2)
E’ la riprova che nuovi soggetti, intere popolazioni, possono trovare su Internet la loro lingua, scritta con i caratteri che conoscono e che usano tutti i giorni e che non debbono per forza passare per le forche caudine dell’inglese.
Si prende atto, con questa scelta tecnica - richiedere gli IDNs (International Domain Names) con nomi a dominio scritti con alfabeti differenti da quello latino -, che la Rete conta i suoi utenti in tutto il mondo e che i quasi due miliardi di persone che la usano parlano e scrivono in lingue che non utilizzano i caratteri occidentali.(3)
Ma la scelta, ribadiamo, non è solo pragmatica, dettata dal buon senso e dalle pressanti richieste di Paesi che hanno un peso crescente sulla scena mondiale, come la Cina o l’India.
E’, innanzitutto, un potente e inedito panorama simbolico che si modifica e che amplia i suoi confini in modo significativo. Si prende atto che esiste una pluralità di lingue e, di conseguenza, una pluralità di culture e di sguardi diversificati sulla realtà.
Come e più di altri sistemi di segni, gli alfabeti offrono una prodigiosa capacità combinatoria, tali da risultare tra i più potenti motori di creazione simbolica.
Le centinaia di lingue conosciute stanno lì a testimoniarlo: non c’è cultura che non si sia riflessa nei segni e nelle parole che hanno codificato e costruito le varie espressioni umane.
Prendere atto di questa diversità, offrire risorse tecniche per codificare lingue e culture fin qui marginalizzate, significa promuovere concretamente e pacificamente un mondo pluridimensionale e articolato.
Non tutto è oro quel che luccica, sia chiaro.
L’accesso alla Rete con il proprio sistema grafico e simbolico, infatti, non significa automaticamente la parità assoluta nel sistema di produzione dei codici che ne sostengono l’architettura. I linguaggi per costruire e programmare il web sono ancora monopolizzati dalla lingua inglese; per un periodo di tempo molto lungo, almeno in questo campo, la supremazia resterà ancora saldamente in mani anglosassoni.
Resta da vedere se e quando coloro che costruiscono i linguaggi di programmazione sapranno o vorranno proporre alternative concrete ai vari codici già in uso.
Per fare fronte alla babele delle lingue, si porrà presto l’esigenza di un sistema di traduzione tra alfabeti, idiomi e codici differenti.

NOTE
1)L'ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) è un ente internazionale non-profit, istituito nel 1998 per la gestione di Internet, in sostituzione di altri organismi. Tale funzione era precedentemente svolta dall'ente denominato IANA (Internet Assigned Numbers Authority) delegato con mandato governativo degli USA.
L'ICANN ha l'incarico di assegnare gli indirizzi IP ed ha inoltre incarico di identificatore di protocollo e di gestione del sistema dei nomi dei domini. Dal settembre di quest’anno l'ICANN ha siglato un nuovo contratto che prevede il controllo dell'organo da parte di un gruppo di supervisori internazionali: il Government Advisory Committee (GAC) che si riunisce ogni tre anni, ed un legame meno stretto con il governo USA. Vedi http://www.icann.org/.
2) Nel 2008 ICANN ha avviato la migrazione verso il protocollo IPv6, che consiste essenzialmente nell’aumento delle possibilità di creazione di indirizzi web, dato che l’attuale protocollo IPv4 è in via di esaurimento. Vedi su questo punto http://it.wikipedia.org/wiki/IPv6.
3) I test di conversione dei vari segni sono partiti circa due anni fa e ICANN assicura che il sistema è pronto all’uso.

sabato 22 agosto 2009

Primi bilanci per il Web 2.0. (Prima parte)



Grazie alla sempre maggiore diffusione di una banda larga di connessione che collega un sempre maggior numero di utenti attraverso i vari network attivi nello spazio digitale, e in virtù di una continua e crescente potenza di calcolo degli hardware disponibili per la connessione, da qualche anno si è affermata una nuova fase del web e di Internet.

Questa realtà che sta sotto i nostri occhi - solo per fare un esempio si sono censite otto milioni di persone che accedono regolarmente a Facebook Italia – non è classificabile come una semplice evoluzione tecnologica ma un inedito intreccio tra innovazione, uso sociale della tecnologia e nuovi modelli di business, basati sulla gratuità d'accesso in cambio di pubblicità.

Come spesso accade in questi casi, è difficile stabilire con precisione la causa e l'effetto. Non siamo ancora in grado di stabilire se le nuove tecnologie abilitano i singoli e i gruppi a prendere la parola e a condividere informazioni, idee, file e amicizie oppure se le nuove piattaforme tecnologiche hanno reso possibile ciò che potenzialmente già esisteva e che si esprimeva in forme differenti.
E' probabile che l'evoluzione tecnologica e l'uso sociale vadano di pari passo, coevolvendosi in modo sorprendente e inedito.

Anche dal punto di vista dei programmi a disposizione, si hanno da qualche tempo software sempre più friendly e facili da usare, per creare blog personali o di gruppo, per gestire le proprie foto in Rete, per condividere e scambiare file in peer to peer, per condividere i “preferiti” con gli altri, per ritrovare vecchi amici e conoscerne di nuovi. Senza dimenticare, peraltro, l'uso di informazioni condivise per la recensione dal basso di beni o servizi. Se si prova a cercare informazioni su qualsiasi bene che si intende acquistare, ci sono a disposizione vari forum di utenti che illustrano caratteristiche tecniche, pregi e difetti di ogni singolo modello cercato....

Altro elemento interessante, e che emerge da una analisi anche superficiale, è che non si butta via niente: il nuovo attrae più del vecchio ma nel senso che lo sviluppa, lo integra, lo potenzia e lo arricchisce, collocandosi accanto ad esso e non sostituendolo integralmente.
Così come la televisione non ha ucciso la radio – tra l'altro è in crescita continua la presenza sul web dei canali radio - non c'è quasi mai una killer application definitiva di un media rispetto ad un altro. Come si può vedere dall'esperienza di ciascuno, si procede più con una logica di accumulo che con un modello di vera e propria sostituzione.

Per questo, non si è abbandonata l'email quando si è reso possibile l'uso dell'instant messaging, delle chat e delle videochat, vale a dire la possibilità di scambiarsi messaggi in tempo reale,come in una normale conversazione, mediata in questo caso da una tastiera o da una webcam.

Anche le newsletter non stanno cedendo del tutto il passo. Le newsletter sono state un formidabile strumento di diffusione di conoscenze per gruppi che condividevano interessi (politici, culturali, scientifici, ludici, ecc.) e avevano la necessità di aggiornarle periodicamente. Per il principio che si conserva tutto, non sono state integralmente sostituite dalle RSS (Real Simple Syndication). Con questo servizio i siti e i blog offrono la possibilità ai visitatori di ricevere la notizia attraverso la posta elettronica o tramite un programma che agisce sul web, detto aggregatore , che il sito o il blog è stato aggiornato.

Siti e blog.
A riprova del principio dell'uso personale degli strumenti messi a disposizione nella rete, l'uso che si fa dei blog e dell'integrazione crescente tra siti e blog è forse l'aspetto più emblematico. Anche qui le carte si mischiano di frequente. I blog erano nati come delle pagine “povere” e graficamente elementari per uscire dalle logiche monodirezionali del sito-vetrina e provare a scambiare opinioni su qualsiasi aspetto e in qualsiasi ambito. Ci sono blog testuali di esperti e di opinionisti, blog collettivi, photo e video blog, blog tematici e blog integrati nei siti. Per correre ai ripari, molti siti integrano al loro interno alcuni blog, spesso a cura di firme prestigiose e riconosciute, per creare quel senso di community che è considerata la merce più preziosa di questi tempi.
Un particolare aspetto dei blog, infatti, è quello dei commenti. Chiunque, dopo aver letto il post sviluppato dall'autore, può intervenire e esprimere la sua opinione. Nei casi migliori, come nella logica dei forum sui più disparati argomenti, nascono interessanti confronti di idee e di scambi proficui di conoscenze.

Communities e social network
L'aspetto forse più conosciuto e più eclatante del cosiddetto web 2.0 è la diffusione impressionante delle piattaforme di social network, quali myspace, facebook o twitter. Pur nelle loro diversità di progettazione e di sviluppo, questi siti rendono possibile la condivisione contemporanea di foto, messaggi, video, amicizie, interessi e quant'altro. Si dice, con qualche ragione, che se non si è presenti su uno di questi siti con un proprio profilo non si è nessuno; in altri termini, questi spazi di incontro e di condivisione del cyberspazio hanno integrato e per certi versi potenziato i modelli relazionali tra individui, che trovano in queste piattaforme un sistema semplice, economico e sempre più ricco di opzioni per scambiarsi notizie, impressioni e.... affetto.

Il panorama degli argomenti su cui convergono gli interessi dei frequentatori di questi social network è piuttosto ampio e variegato. Si va dalla ricerca di vecchi compagni di classe e di gruppi di aficionados del calcetto ai gruppi di fans delle star o delle celebrità più conosciute, dai gruppi politici più tradizionali ai gruppi che condividono gli interessi più disparati, seri e meno seri.
Insomma, si tratta di una sorta di duplicato potenziato delle relazioni che interessano molti individui, che in questo modo possono condividere e far crescere relazioni che con i mezzi tradizionali sarebbe stato più difficoltoso e oneroso coltivare.

Ci sono luci ed ombre, però, in questa crescita esponenziale dei social network. Ne segnaliamo alcuni, in modo da farsi un'idea sullo sviluppo futuro possibile di questi potenti strumenti di scambio sociale.
Il primo riguarda la tutela della privacy. La possibilità di raccogliere con facilità informazioni e dati importanti sugli utilizzatori dei S.N., rende ancora irrisolto il problema della riservatezza e del controllo sui dati che con troppa facilità vengono richiesti e si pubblicano su questi siti.
Un altro elemento problematico riguarda la libertà di espressione e delle regole di funzionamento del sito. Come sa chiunque abbia utilizzato queste piattaforme, se il gestore, a suo insindacabile giudizio, ritiene che l'attività dell'utilizzatore abbia leso il diritto di qualcuno o sia potenzialmente offensiva, può cancellare il profilo dell'utente, facendogli così perdere i contatti, i messaggi o i file che aveva condiviso con altri, senza possibilità di poterli recuperare e senza poter ottenere una qualche spiegazione.

Infine, giusto per offrire un qualche elemento di valutazione in più, questi siti, che in fondo non fanno altro che mettere a disposizione degli strumenti di connessione sociale mediati dalle reti, non hanno ancora trovato il modo di estrarre valore da quest'attività. Si pensa alla pubblicità online, naturalmente, considerando il numero dei potenziali clienti. Da qualche indagine fatta per saggiare la praticabilità dell'advertising sui social network, molti utenti interpellati in proposito hanno espresso chiaramente la loro contrarietà sull'argomento.
Si andrà dunque verso un uso a pagamento dei social network?

(continua)

mercoledì 19 agosto 2009

Primi bilanci per il Web 2.0. (Seconda ed ultima parte)


Portali e motori di ricerca
L'ingresso in Rete, che fino a pochi anni fa passava attraverso i portali, avviene oggi attraverso i motori di ricerca. Anche in questo caso, sembra che il dilemma tra passato e futuro si risolva facendo appello alle capacità da parte degli utenti di creare contenuti. I primi motori di ricerca, come Yahoo o Virgilio, non erano altro che dei siti in cui venivano raccolti da esperti della Rete i link alle pagine ritenute più interessanti. L'arrivo di motori di ricerca sempre più potenti, in grado di vagliare miliardi di pagine in pochi istanti, ha apparentemente consegnato al passato quel tipo di ricerche. Eppure, la ricerca umana dentro a Internet si è presa una rivincita. I motori sono una risorsa fondamentale per navigare ma la capacità discriminatoria umana sulla rilevanza delle notizie resta per il momento superiore, almeno fino a quando non verrà progettato il cosiddetto web semantico. La vera differenza col passato è che adesso la ricerca fine viene effettuata non da dipendenti pagati dai motori di ricerca ma direttamente dagli internauti, che commentano e appongono delle etichette (tag) su siti pubblici. Accanto al social networking c'è dunque un social bookmarking.

Download e upload di file
“Scaricare” o “caricare” file tra computer a distanza è sempre stato una delle attività più peculiari della Rete. La differenza sostanziale con i sistemi oggi in uso è che le stesse attività di condivisiome, accresciute enormemente grazie alla potenza di calcolo e alla potenza delle reti di connessione, si effettuano con sistemi definiti P2P, cioè Peer to Peer, da pari a pari. Questi software, sempre più evoluti e performanti, mettono in collegamento in orizzontale, da pari a pari appunto, i computer, senza dover passare da server che facciano da semaforo e da smistamento. Ogni singolo pc funziona da server o da client a seconda dell'attività che sta svolgendo, spesso anche contemporaneamente. La questione più rilevante, però, è la facilità di condivisione di risorse intellettuali che, essendo digitalizzate, viaggiano con grande facilità all'interno della Rete. La condivisione di file musicali, video e software apre il serio problema della proprietà intellettuale di cui non vogliamo parlare in questa sede e che merita un discorso a sé. Per il momento basti segnalare il problema: lo scambio di file porta con sé una sfida fondamentale al sistema del copyright. Bisogna vedere in quali termini e con quali prospettive sarà affrontato il problema in futuro, se si applicheranno gli schemi conosciuti per la tutela del diritto d'autore o se i nuovi mezzi di comunicazione ne richiedono un ripensamento radicale.

Il fenomeno wiki
Se c'è un tratto evidente nel web 2.0, oltre quello della condivisione e della creazione di contenuti da parte degli utenti, sta nella forza della collettività e nello spostamento della centralità dell'autore singolo alla crescente importanza della costruzione collettiva.
Un fenomeno che attesta l'importanza dell'impresa coellettiva è quello del cosiddetto wiki, il cui più celebre frutto è wikipedia, l'enciclopedia on line, curata dagli utenti, i quali mettono a disposizione il proprio sapere e le proprie conoscenze per costruire voci enciclopediche su ogni argomento possibile. La specificità di questa enciclopedia, oltre ad essere interamente reperibile on line, è che tutte le voci che vengono messe a disposizione degli utenti sono passibili di essere revisionati da utenti più esperti o più aggiornati, in linea con l'idea che la conoscenza non è data una volta per tutte e che vive in continuo sviluppo. Non sono mancate polemiche, su questo punto, proprio per la difficoltà di avere un controllo scientifico certo sui contenuti dell'enciclopedia.
Sulla scia dei software che ne rendono semplice l'applicazione, il modello wiki prende sempre più piede, tanto da essere adottato da alcune organizzazioni per lavorare in comune su alcuni documenti e per conservare traccia delle revisioni via via apportate.

Citizen Journalism
Analogamente al fenomeno wiki, che ha riguardato la creazione di documenti redatti collettivamente, anche il giornalismo è stato investito da questo processo di spostamento dall'autore riconosciuto e famoso alla nascita di forme di giornalismo dal basso, in cui gli utenti diventano cacciatori o fonti di notizie essi stessi.
I tradizionali quotidiani di carta dapprima si sono posti il problema di una loro presenza on line, offrendo spesso un duplicato del prodotto cartaceo, con l'idea che cambiava il canale di distribuzione ma non il modo di produrre e di costruire un mezzo d'informazione. In una fase successiva, le redazioni on line si sono autonomizzate, fino al punto che molte pubblicazioni ormai esistono solo on line. Sfruttando le tecnologie oggi disponibili, attualmente stanno sviluppandosi forme di giornalismo dal basso – dette citizen journalism – per identificare tutte quelle forme di produzione e distribuzione delle notizie che si basano sul fatto che i lettori sono anche reporter e alimentano il sito web del giornale con fatti o notizie.
Rimane da chiarire, dunque, oltre alla questione se i giornali di carta hanno il destino segnato, se il modello della produzione giornalistica con una redazione e dei professionisti riconosciuti rimarrà tale, fatte salve le modifiche dovute ai nuovi mezzi di comunicazione e la comparsa di nuovi dispositivi di lettura portatili come i kindle.

Dispositivi di connessione mobili
Altro elemento che connota l'attuale immagine del web riguarda l'uso di dispositivi (devices) diversi dal pc per l'accesso alla Rete.
Nel giro di pochi anni, infatti, le reti di connessione senza fili, wireless, hanno raggiunto potenze di banda che non hanno nulla da invidiare alle connessioni via cavo tradizionale. Tanto che le offerte dei vari operatori di telecomunicazione si stanno sempre più orientando verso il mercato della connessione tramite dispositivo mobile, offrendo tariffe via via sempre più convenienti. L'apsetto rilevante dell'accesso al web tramite cellulare (ma si può facilmente ipotizzare anche tramite console di gioco o tramite apparecchi televisivi) amplia enormemente il numero di utenti e amplifica i fenomeni di condivisione, di scambio e di produzione di contenuti che abbiamo visto a proposito dei computer connessi alla Rete.

Quello che abbiamo fin qui richiamato non è che una parte delle novità emergenti nel livello superiore raggiunto attualmente dal web rispetto alle prime tecnologie disponibili.
I prossimi traguardi sono abbastanza difficili da ipotizzare. Ci sarà sicuramente un interesse spasmodico per i motori di ricerca, il cui traguardo finale è per il momento il cosiddetto web semantico, vale a dire la possibilità che le ricerche in rete si svolgano non su algoritmi di frequenza di citazioni ma si basino invece sul tipo di ricerche che si compiono con la logica tipicamente umana della pertinenza e della rilevanza.

Altro elemento su cui già si orientano le ricerche è quello della riduzione o della sparizione della latenza di accesso alle applicazioni e all'accesso alla rete. La ricerca di materiali, processori e sistemi di calcolo sempre più potenti tenderanno a traguardare questo obiettivo.

Non è certamente dietro l'angolo, ma comincia a profilarsi la possibilità che molte delle applicazioni che adesso risiedono negli hard disk dei computer o dei cellulari, siano sempre più spostati su server remoti – è il cosiddetto cloud computing - che li metteranno a disposizione a seconda delle necessità e delle risorse disponibili del terminale che li richiede, superando molti ostacoli in tema di installazioni, compatibilità e versioni aggiornate.

In definitiva, quel che sembra sempre più significativo adesso è che le tecnologie hardware e software diventino sempre più trasparenti, invisibili all'utente finale, perché quel che davvero interessa sempre più è l'uso sociale e condiviso delle risorse e delle conoscenze.

domenica 19 aprile 2009

Il World Wide Web ha compiuto venti anni. Quali rischi e quali prospettive per il futuro della Rete


Esattamente venti anni fa, il 13 marzo del 1989,al CERN di Ginevra, il giovane ricercatore inglese Tim Berners Lee, oggi baronetto d'Inghilterra, sperimentò per la prima volta un sistema di collegamento tra computer e di trasferimento di dati, per mezzo dei cosiddetti ipertesti. Insieme all'invenzione del “protocollo” TCP/IP, ad opera di Vinton Cerf, la Internet aveva mosso i suoi primi passi per affermarsi come una delle più grandi innovazioni di sempre. Si era trovato il modo di inviare dei pacchetti di dati da una macchina all'altra e si era trovato il modo di far comunicare per mezzo delle linee telefoniche delle macchine, il cui uso normale, fino allora, era quello di fare calcoli sempre più complessi.

Fu l'inizio di una rivoluzione, in un tempo che ci sembra brevissimo. A distanza di soli venti anni,il mondo digitale che ci avvolge sembra una nostra seconda natura. Quell'esperimento, che il capo progetto di Berners Lee definì come eccitante, fu all'origine del cosiddetto World Wide Web e diede vita, un anno dopo, al primo sito Internet al mondo, tuttora funzionante: http://info.cern.ch.(1)

Il Web, che celebra in questi giorni i suoi primi venti anni di vita, e che noi oggi frequentiamo e usiamo per scambiare informazioni, o ricevere notizie, files, ecc e che all'origine era una piccola parte di un sistema più ampio creato per scambiare comunicazioni scientifiche tra ricercatori, ha e avrà sempre più una grande influenza per modellare la nostra immagine del mondo e per la diffusione delle conoscenze.

Tuttavia, l'avanzata trionfale di questa stupefacente infrastruttura di comunicazione, non deve farci perdere di vista le problematiche e i rischi che essa corre, in particolare per la cosiddetta “neutralità delle Rete”, come l'ha definita lo stesso Berners Lee sul suo blog o per le questioni legate alla privacy degli utenti, come ha recentemente dichiarato ad una audizione alla Camera dei Lord.(2)

Sono due aspetti che stanno scatenando un enorme dibattito, in particolare negli Stati Uniti. Gli Usa, in questo senso, funzionano come una specie di laboratorio avanzato per ciò che sarà il futuro della governance della Rete, influenzando in maniera sostanziale i livelli di accesso e di fruizione dei contenuti on line.

Quando Berners Lee e molti altri parlano di minaccia alla neutralità delle Rete si riferiscono, in sostanza, alla richiesta avanzata ai legislatori americani da alcuni grandi provider (ISP, Internet Service Provider), come At&T, Verizon, Bell, ecc., in nome del libero mercato, di creare una sorta di Internet a 2 velocità,una lenta e una veloce, in cui l'accesso a quella più veloce avviene in base alla selezione che i provider compiono per i clienti e gli utenti che pagano di più e in base al tipo di files e di applicazioni richieste.
In questo modo, una “semplice” riforma della legislazione sulle telecomunicazioni negli Usa, per via della natura di Internet, interessa tutto il globo.

Sulla neutralità delle Rete, vale la pena di riportare direttamente le parole dello stesso Berners Lee, uno dei fondatori riconosciuti della Rete, così come le troviamo sul suo blog :
“Vent'anni fa, gli inventori di Internet progettarono un'architettura semplice e generale. Qualunque computer poteva mandare pacchetti di dati a qualunque altro computer. La rete non guardava all'interno dei pacchetti. È stata la purezza di quel progetto, e la rigorosa indipendenza dai legislatori, che ha permesso ad Internet di crescere e essere utile. (...)
Quando ho progettato il Web non ho avuto bisogno di chiedere il permesso a nessuno. Le nuove applicazioni arrivavano sul mercato già esistente di Internet senza modificarlo. Allora provai a rendere la tecnologia del web una piattaforma al contempo universale e neutrale, e ancora oggi moltissime persone lavorano duramente con questo scopo. Il web non deve assolutamente discriminare sulla base di hardware particolare, software, rete sottostante, lingua, cultura, handicap o tipologia di dati.
La neutralità della rete è questo: se io pago per connettermi alla rete con una certa qualità di servizio, e tu paghi per connetterti con la stessa (o una migliore) qualità di servizio, allora possiamo iniziare una comunicazione con quel livello di qualità. Questo è tutto. I fornitori di accesso ad internet (ISP) hanno il compito di interagire tra loro affinché questo avvenga.”(...)(3)

Se una personalità di spicco come Berners Lee sente il bisogno di schierarsi apertamente contro i tentativi di privatizzazione e di selezione dell'accesso alla Rete, allora vuol dire che le minacce sono davvero serie.
Recentemente, infatti, la commissione parlamentare USA per le attività produttive ha respinto definitivamente una bozza legislativa per la riforma delle telecomunicazioni, che faceva proprio il principio di neutralità della Rete e cercava di emendare una proposta di legge già in discussione, avanzando l'ipotesi di comminare multe salatissime per tutti gli ISP che non rispettavano la parità di trattamento agli utenti dei servizi di accesso. Adesso la legge da emendare avanza e si prevede la sua approvazione per la fine di aprile.

Per quanto riguarda il nostro Paese invece, che rimane come sempre ben lontano dal livello delle discussioni che citavamo poc'anzi, si tratta solo di regolamentare uno spazio che viene definito come infido e ricco di pericoli. Eppure i vantaggi che l'uso della Rete ha portato nel lavoro o nella vita sociale sono evidenti e riconoscibili da tutti. Ma, come accade nel nostro spazio pubblico, colonizzato dai media tradizionali, che guardano con preoccupazione alla concorrenza che Internet fa loro per cercare notizie, intrattenersi con gli amici, divertirsi o scambiare conoscenze ed esperienze, si applica lo stesso meccanismo dei processi di costruzione della paura per invocare la necessità di leggi liberticide. Così, ripetendo ossessivamente la storiella della Rete anarchica e senza regole, il nuovo Far West senza sceriffi e senza tutori della legge, dove allignano criminali, truffatori e pedofili, si introducono nuovi progetti di legge che, se approvati, potrebbero portare ad un vero e proprio regresso culturale e legislativo davvero preoccupante. (4)

Ma Internet non è del tutto un luogo altro, sregolato da leggi e sanzioni. Sicuramente ci dovranno essere procedure e norme da adeguare, dovute alle caratteristiche tecnologiche del mezzo o alla distribuzione geografica ma, come ogni tutore della legge sa, non c'è reato che non possa essere perseguito se alla sua origine c'è un network digitale. A pensarci bene, forse sono molti di più i delitti non puniti nel mondo reale, data la difficoltà di avere certezze chiare in merito alla colpevolezza, mentre è sufficientemente chiaro ai solerti e informati tutori della legge che nello spazio digitale si lasciano una quantità di tracce che solo l'irrilevanza o la venialità sconsigliano dal punire....

La particolare natura del mezzo, infine, dovrebbe far propendere per un principio di prudenza e di apertura: se in vent'anni è cambiato il panorama economico e sociale in modo così radicale, perchè intervenire sul cyberspazio con questa perentorietà e ristrettezza di vedute?

Meno male che c'è l'Europa, verrebbe da dire.
E' stata infatti da poco approvata con una larghissima maggioranza una raccomandazione, presentata al Parlamento europeo dal socialista Stavros Lambrinidis (Grecia), sul “rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet”.(5)
Nel testo viene indicato chiaramente che:
- La Rete Internet dà pieno significato alla definizione di libertà di espressione, sancita all'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare nella sua dimensione "senza limiti di frontiera", ed è uno strumento fondamentale per promuovere l'acquisizione di informazioni, di competenze informatiche e per la diffusione della conoscenza;
- La Rete può rappresentare una straordinaria possibilità per rafforzare la cittadinanza attiva;
I crimini che vi si commettono devono essere combattuti con efficacia e determinazione, senza alterare la natura fondamentalmente libera e aperta di Internet;
considerando che i progressi tecnologici consentono sempre più di sorvegliare le attività dei cittadini su Internet in modo segreto e praticamente inintelligibile per il singolo, la mera esistenza di tecnologie di sorveglianza non giustifica automaticamente il loro uso, quanto invece l'interesse preponderante della protezione dei diritti fondamentali dei cittadini dovrebbe determinare i limiti e precisare le condizioni in base alle quali tali tecnologie possono essere utilizzate dai poteri pubblici o da società private. Limitazioni all'esercizio di tali diritti possono essere imposte dalle autorità pubbliche solo se conformi alla legge, necessarie, proporzionate e appropriate in una società democratica.

In definitiva, conclude l'importante determinazione che stiamo sintetizzando, si rivolgono alla Commissione Europea alcune raccomadazioni che sintetizzano le considerazioni che abbiamo ricavato dalla lettura del testo. Esse riguardano, in sostanza, il pieno e sicuro accesso a Internet per tutti, un serio impegno a combattere la cosiddetta cybercriminalità, l'attenzione costante alla protezione assoluta e a una maggiore promozione delle libertà fondamentali su Internet.


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NOTE

1) Oggi si stima che siano quasi 100 milioni i siti connessi,con più di un miliardo di utenti.
2)Rinviamo per questo particolare aspetto ai nostri interventi già apparsi su questa Rivista ai nn. 38, 39 e 40, Forme e modelli di tutela della privacy.
3) Vedi http://dig.csail.mit.edu/breadcrumbs/blog/4.
4)Vedi la seguente proposta di legge:http://blog.webnews.it/06/03/2009/ecco-il-disegno-di-legge-firmato-da-gabriella-carlucci/. Questo progetto di legge ha suscitato molte discussioni ed aspre critiche nella comunità degli addetti ai lavori, anche se per i media generalisti è da considerare una non-notizia.
5)Vai a http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P6-TA-2009-0194+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT