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mercoledì 12 novembre 2008

SOCIETÀ DELL’INFORMAZIONE E SVILUPPO DELL’E-GOVERNMENT (Ultima parte)


I Centri Regionali di Competenza (CRC)

Il Piano d’azione sull’e-government nel nostro paese, così come è stato proposto nel Primo Avviso, ha configurato una metodologia d’intervento orientata a privilegiare un’aggregazione virtuosa tra amministrazioni e a richiedere una progettualità finalizzata alla realizzazione di servizi on-line e alla costruzione di meccanismi di riuso delle soluzioni, con lo scopo di favorire lo scambio di esperienze e competenze tra Amministrazioni.
Il numero di progetti presentato, come si legge nel Primo Rapporto sull’innovazione nelle regioni d’Italia, è piuttosto elevato: 377. Dopo una lunga valutazione, il numero di progetti co-finanziati definitivo è di 134.

L’attuazione dell’e-governement locale si è sviluppata grazie ad una stretta cooperazione tra le Regioni e le autonomie locali e ad una positiva collaborazione con le strutture centrali, tramite l’attivazione di strutture nazionali e regionali.
Le strutture nazionali sono state individuate nel DIT e nel Centro Tecnico, al fine di garantire un supporto politico e tecnico efficace alla prima fase del piano di e-government in Italia; a livello locale, invece, sono stati costituiti, a partire dal 2002, assieme alle Regioni e con il sostegno del Dipartimento della Funzione Pubblica, i Centri Regionali di Competenza per l’e-government e la società dell’informazione (CRC).(28)

I Centri regionali di competenza sono strutture di carattere operativo, diffuse sul territorio regionale, con il ruolo di facilitatori nell'attuazione dei processi di innovazione attraverso la realizzazione di piani di attività formative, informative e di assistenza agli Enti Locali nell’attuazione dei progetti di e-government e in generale dei piani per la società dell’informazione. (29)
Gli obiettivi stabiliti per i CRC sono così sintetizzabili:
- supportare e rafforzare le competenze degli Enti Locali nello sviluppo di iniziative per l’e-government e la SI, in coerenza con gli obiettivi fissati dalle Linee Guida del Governo;
- aumentare l’attenzione e comprensione dei decisori pubblici rispetto ai problemi da affrontare, al ruolo propulsivo che possono assumere per il cambiamento, e l’importanza di “fare sistema”;
- diffondere modelli, approcci e strumenti condivisi su aspetti critici (organizzativi, gestionali, culturali, ecc.) dei processi di innovazione nell’amministrazione pubblica;
- sviluppare la cooperazione su questi temi nei sistemi regionali e su scala interregionale;
- garantire una informazione tempestiva e efficace sullo stato di attuazione e sui risultati delle politiche regionali e nazionali per la SI”.

Sotto il profilo organizzativo, si è scelto di avviare in ogni regione un Team di Progetto; da parte delle strutture centrali si mette a disposizione un consulente senior e 1-2 figure junior, in genere professionisti con competenze multi-disciplinari, già operanti nel contesto locale; beni strumentali per il Team di Progetto; servizi di varia natura gestiti dallo staff centrale presso il Formez, a supporto delle attività sul territorio e della creazione del network nazionale dei CRC. Le Regioni, a loro volta, mettono a disposizione proprio personale, in grado di partecipare con continuità alle attività dei Team di Progetto, lo spazio per ospitarli e i servizi connessi.

Il ruolo dell’Osservatorio

Nell’ambito del piano di attività dei Centri Regionali di Competenza importanti funzioni sono attribuite all’’Osservatorio sull’e-government e la società dell’informazione. Tale Osservatorio si occupa di monitorare la diffusione delle nuove tecnologie nei contesti territoriali e in modo particolare nel funzionamento della pubblica amministrazione locale, nonché l’utilizzo dei servizi pubblici innovati da parte dei cittadini e delle imprese.
L’obiettivo dell’Osservatorio, è quello di ricostruire, attraverso contributi locali e opportune rielaborazioni, una visione nazionale coerente delle dinamiche evolutive dell’e-government e della società dell’informazione a livello locale. Allo stesso tempo, l’Osservatorio propone anche una lettura e approfondimenti “regionalizzati” di dati e fenomeni che sono spesso considerati solo in modo aggregato a livello nazionale.
Nell’ottica di una costruzione graduale del patrimonio informativo e dei meccanismi organizzativi della rete, l’Osservatorio, nella fase attuale, non pretende di fornire un quadro esaustivo di tutte le dimensioni della Società dell'Informazione - commercio elettronico, capitale umano, ricerca e innovazione nelle imprese, ecc.- né di riuscire a rappresentare tutti i processi di sviluppo a livello di realtà regionale.

Il primo macro-ambito tematico su cui si è raggiunta una dimensione organizzativa e operativa stabile è quello dell’innovazione nella Pubblica Amministrazione locale che viene osservata nelle diverse fasi che la caratterizzano:
§ la programmazione e attuazione delle politiche regionali e locali
§ la progettazione di infrastrutture e servizi in base agli obiettivi delle politiche di innovazione
§ l’offerta effettiva dei servizi innovati
§ le infrastrutture e la cooperazione applicativa
In linea con il modello organizzativo del progetto CRC, le attività dell’Osservatorio sono realizzate nei CRC a livello regionale e nella struttura di coordinamento centrale, presso il Formez. (30)

I CRC, nell’esercizio della loro funzione di Osservatorio Regionale, sono impegnati nella raccolta di informazioni e dati, in buona parte aderenti ad un modello comune e condiviso di analisi rispetto alle altre regioni.
Lo staff di coordinamento dell’Osservatorio all’interno dello staff centrale stimola il processo di definizione e condivisione di quei modelli comuni che permettono l’omogeneizzazione dei dati raccolti a livello regionale, ed opera approfondimenti tematici su scala nazionale e letture trasversali dei dati e delle dinamiche rilevate nelle diverse regioni.

Nelle sue azioni di ricerca e di studio, l’Osservatorio prevede anche di promuovere collaborazioni con altri centri di ricerca e con l’Università per indagini di tipo qualitativo e quantitativo.

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NOTE

(28) Vedihttp://www.innovazione.gov.it/ita/egovernment/entilocali/centrireg.shtml.

Ciascun CRC è costituito sulla base di apposite convenzioni tra il Ministro per l'innovazione e le Tecnologie e i Presidenti delle Regioni.
(29) Per ulteriori approfondimenti cfr. www.crcitalia.it Ciascun centro regionale sviluppa un piano di attività con modalità operative e finalità proprie, adeguate alle esigenze della realtà locale, e, al tempo stesso, è in rete con gli altri centri regionali e beneficia di servizi e supporti comuni.
(30) Relativamente al tema della fruizione dei servizi l’Osservatorio CRC al momento si pone in posizione di attesa e segue attentamente la reportistica e l’evoluzione delle metodologie a livello nazionale nonché i benchmarking multiregionale in ambito UE


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Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, Dipartimento delle Funzione pubblica per l’efficienza delle amministrazioni, Formez, Centri Regionali di Competenza

Primo Rapporto sull’innovazione nelle regioni d’italia, 2002
Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, Dipartimento delle Funzione pubblica per l’efficienza delle amministrazioni, Formez, Centri Regionali di Competenza

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sabato 11 ottobre 2008

SOCIETÀ DELL’INFORMAZIONE E SVILUPPO DELL’E-GOVERNMENT (Quarta parte)


Front office e multicanalità

Seguendo una linea inaugurata prima in California e poi fatta propria dall’amministrazione britannica, l’organizzazione dei contenuti è stata ripensata orientandosi al cittadino, strutturando la navigazione con la metafora degli eventi di vita, in funzione dei bisogni dell’utente e non dell’organizzazione della P.A. (per es. avere una casa, lavorare, gestire un’impresa). (22)
La strutturazione di un front office multicanale, inoltre, organizzata in sportelli fisici o virtuali, è presentata nell’allegato al I° avviso di e-government - Front Office e servizi di e-government per cittadini e imprese, come una soluzione appropriata per consentire agli utenti l’accesso al servizio nelle modalità più congeniali e più adeguate al contesto.
Il focus viene dunque individuato sul front end: la riorganizzazione deve essere “esplicitamente finalizzata al miglioramento del servizio all’utente” (23), la riduzione degli accessi dovrebbe comportare un miglioramento dell’efficienza e della qualità dell’erogazione stessa.
A questo proposito riportiamo un passo della ricerca Rur-Censis sulle Città digitali :” Alcuni dei progetti relativi ai servizi ai cittadini che verranno co-finanziati dal Piano e-government rivolgono l’attenzione all’integrazione dell'intero front office dell'ente con la logica multicanale. Un front-office multicanale implica un “multi-accesso” alle banche dati a disposizione dell’amministrazione, lo sviluppo di servizi informativi accessibili da parte del cittadino in tempo reale e da qualunque luogo, indipendentemente dalla tecnologia a disposizione dell’utente. Sms, Wap o Umts, sportello presidiato, chiosco, chat, portale, e-mail, fax, telefono/n° verde, call center/web call center: Sarà più facile avere notizie immediate, ad esempio, circa lo stato della viabilità della zona in cui si sta circolando o su problemi relativi a lavori in corso, o circa lo stato d’avanzamento di una pratica, evitando lunghe file agli sportelli”. (24)
Poiché i servizi forniti dalla P.A. sono in numero elevato – ad una prima mappatura sono risultati più di 500 - , l’individuazione dei servizi prioritari cerca di strutturare una scala gerarchica in relazione ai benefici attesi da parte degli utenti.
I criteri di base seguiti dalle amministrazioni per definire la lista dei servizi più importanti sono stati i seguenti:1) semplicità di implementazione;
2) la facilità dei sistemi di pagamento con carte elettroniche;
3) frequenza media dell’utilizzo del servizio;
4) diffusione dell’uso di Internet.

Il processo federalista: la P.A come network
L’impianto istituzionale della Repubblica, con la riforma del Titolo V della Costituzione, ha assunto una chiara fisionomia federalista e le modifiche che ciò comporta in relazione allo svolgimento dei compiti istituzionali vanno in direzione di una crescente sussidiarietà.L’affermazione del federalismo, tuttavia, richiede lo sviluppo di forme nuove e più efficienti di coordinamento, nuovi assetti organizzativi, nuovi rapporti istituzionali tra i due soggetti principali, le Regioni e i Comuni. Le Linee guida del giugno 2002 assegnano proprio alle ICT il compito di diventare la risorsa strategica nel rafforzare la cooperazione interistituzionale. (25)
Un documento importante per comprendere quali sono le direzioni intraprese per l’attuazione del federalismo come nuova opportunità di riorganizzazione della pubblica amministrazione italiana, è stato elaborato dal Comitato Tecnico della Commissione Permanente per l’Innovazione e le tecnologie. (26)
Questo obiettivo, viene detto in questo documento, “può essere conseguito solo mediante l’elaborazione di una visione comune dell’innovazione nello Stato federale e di un percorso condiviso per la definizione e l’attuazione di tale visione”.La questione dell’erogazione servizi a distanza, in un nuovo contesto istituzionale, viene ripensata in termini di partecipazione e di costruzione di modelli comuni – e condivisi – di erogazione e gestione.
In tale prospettiva, alle Regioni spetta in primo luogo il compito di predisporre i servizi infrastrutturali per i diversi Enti Locali, per i cittadini e per le imprese (i servizi delle reti unitarie regionali), mentre il ruolo dei Comuni è principalmente collegato alla realizzazione e erogazione della maggior parte dei servizi rivolti ai cittadini e alle imprese.
Andrebbe dunque costruito un modello comune di interazione on line con le pubbliche amministrazioni, in grado di garantire adeguati livelli di accessibilità per tutte le categorie di utenti e per consentire la stessa modalità di interazione con tutti i servizi della P.A.Gli elementi principali di questo modello riguardano, secondo i curatori del documento che stiamo qui analizzando, i seguenti aspetti:1) Il Sistema Pubblico di Connettività (SPC) : si tratta di valorizzare le esperienze già avviate e di promuovere l’integrazione e l’interconnessione delle reti regionali (RUPAR) e centrali già esistenti (RUPA). L’SPC è stato regolato dal DECRETO LEGISLATIVO 28 febbraio 2005, n.42.
2) La Struttura dei Portali: la rete di relazioni costruita deve facilitare l’utilizzazione e l’integrazione dei servizi per i diversi tipi di portali, nazionali, locali e settoriali. (27)
3) Gli strumenti di accesso ai servizi on line.
L’esigenza è quella di garantire modalità di accesso standard sicure, facili e utilizzabili per i servizi di tutte le amministrazioni, evitando la proliferazione inutile di strumenti di identificazione concorrenti e non comunicanti. (28)
(continua)
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Note
(22) Sulla metodologia che ha portato alla definizione di servizio prioritario cfr. Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie, Allegato n° 1 – al I° avviso di e-government Front Office e servizi di e-government per cittadini e imprese, 2002. Si tratta di un allegato tecnico al DPCM 14 febbraio 2002, relativo alle procedure per l’utilizzo dei fondi assegnati al finanziamento del piano d’azione di e-government, cui ha fatto seguito il cosiddetto Primo Avviso, per la selezione di Progetti proposti dalle Regioni e dagli Enti Locali per l'attuazione dell'e-Government .
(23) Allegato n° 1 – al I° avviso di e-government Front Office e servizi di e-government per cittadini e imprese, cit.,p.3. Naturalmente il back office non viene dimenticato; anzi, riacquista importanza nella cooperazione interistituzionale, quando più amministrazioni risultano coinvolte nel processo di erogazione. L’intento principale di questa cooperazione dovrebbe essere quello di evitare la fornitura di un cosiddetto “falso servizio”.
(24) Rur, Censis, Dipartimento della Funzione Pubblica, Formez, 7° Rapporto – Le città digitali in Italia, Roma, 24 febbraio 2003, p.16. La multicanalità, la disponibilità dell’accesso ad uno stesso servizio su diverse piattaforme tecnologiche, è stato uno dei requisiti fondamentali previsti dall’Avviso, ed ha quindi pesato nella valutazione dei progetti presentati. In generale, infatti, sono stati premiati progetti che prevedono l’erogazione di servizi tramite un numero elevato di canali per consentire un accesso migliore e più efficace ad un maggior numero di cittadini. Una recente indagine sull’uso della rete nell’approccio tra P.A. e cittadini ha mostrato che i servizi a distanza più soggetti a richiesta di innovazione riguardano soprattutto i servizi di base. Cfr. Censis, ForumPA, Cittadini digitali. L’innovazione nella pubblica amministrazione: gli Italiani, Internet e i nuovi servizi, Roma, 8/5/2003.
(25) Linee guida, cit., p.50 “le tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono essenzialmente “strumenti per il coordinamento”, cioè tecnologie che possono facilitare e semplificare il rapporto tra soggetti diversi. Questa potenzialità, insita nell’utilizzo delle ICT, è diventata oggi una necessità nel percorso di attuazione del federalismo che prevede una cooperazione “paritaria” tra le Amministrazioni del Paese. Appare evidente che questa architettura non può essere attuata con tecnologie e metodologie tradizionali di coordinamento, ma mediante un profondo, pervasivo e consapevole utilizzo delle tecnologie ICT.” A nostro avviso, questa insistenza sulla rilevanza strategica attribuita all’innovazione tecnologica sembra smentire o attenuare l’importanza degli interventi normativi, formativi e organizzativi necessari per garantirsi un ragionevole grado di successo.
(26) Comitato Tecnico della Commissione permanente per l’Innovazione e le Tecnologie costituita tra i Presidenti delle Regioni ed il Ministro per l’Innovazione e le tecnologie, L’e-government per un federalismo efficiente – una visione condivisa, una realizzazione cooperativa. Note di riferimento per lo sviluppo dell’e-government nelle amministrazioni centrali, nelle regioni e negli enti locali, 1/4/2003.
(27) “Gli elementi di base su cui costruire una visione condivisa allo scopo di integrare il sistema dei siti/portali possono essere raggruppati nei seguenti temi-chiave:1. Struttura del Portale2. Metafora di organizzazione dei servizi, nomenclatura e ontologia semantica per la definizione dei servizi3. Elenco dei servizi disponibili4. Interfacce per la cooperazione applicativa tra le diverse amministrazioni5. Autenticazione degli utenti6. Infrastruttura di sicurezza degli enti e dei canali di accesso”, Ivi, p.13.
(28) “Le carte per l’accesso ai servizi in rete sono riconducibili a due tipologie:- la Carta d’Identità Elettronica, (CIE) emessa dai comuni in sostituzione della carta d’identità tradizionale;- le altre carte per accedere ai servizi in rete (carta sanitaria, carta tributaria,carte regionali dei servizi, carte cittadine dei servizi etc.), che devono essere conformi ad un unico standard denominato “Carta Nazionale dei Servizi” CNS). Ivi, p.19 A questi due strumenti va aggiunta anche la firma digitale, soprattutto in quei casi in cui l’erogazione del servizio si traduce in un atto amministrativo.

domenica 28 settembre 2008

"SOCIETÀ DELL’INFORMAZIONE E SVILUPPO DELL’E-GOVERNMENT (Terza parte) "


Il contesto istituzionale italiano

Lo sviluppo dei servizi on line nel nostro paese è conforme allo spirito e al dettato degli impegni stabiliti nei piani d’azione europei. In Italia, il ruolo guida per le politiche per la Società dell’informazione è stato assunto dal Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, con una funzione di indirizzo, di coordinamento e di impulso nei confronti delle altre amministrazioni.
Per favorire lo sviluppo e l'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nei diversi settori, è stato costituito il Comitato dei Ministri per l’Informazione, con il compito principale di coordinare l'azione delle amministrazioni e la realizzazione di una strategia nelle politiche di settore collegate. Nella seconda riunione del Comitato, del febbraio 2002, sono stati licenziati alcuni importanti documenti di indirizzo che costituiscono i punti di riferimento principali delle politiche del governo.
Ai fini del nostro interesse, assume una certa rilevanza la direttiva del dicembre 2001. In essa sono presentati obiettivi concreti e misurabili, in grado di “supportare la modernizzazione del Paese attraverso la realizzazione di un nuovo modello di Stato informatizzato e digitalizzato… e favorire l’avvento dell’economia di rete rendendo disponibili on line i servizi pubblici ai cittadini ed alle imprese”. (13)
Le politiche del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie in materia di Società dell’informazioneDi gran lunga più importante, in termini di definizione di una strategia complessiva per le politiche generali dell’innovazione e per il collegamento con le politiche comunitarie, è il documento prodotto dal Governo nel giugno del 2002, Linee guida del Governo per lo sviluppo della Società dell’Informazione nella legislatura.
Vi si ribadisce, anzitutto, l’obiettivo strategico della modernizzazione per mezzo della diffusione e dell’utilizzazione delle ICT; un primo punto rilevante riguarda la prosecuzione delle scelte comunitarie in termini di valorizzazione dei sistemi regionali:
“(…) il livello regionale ha la scala minima sufficiente per generare effetti sensibili su scala globale (…); al tempo stesso, la regione sta sotto quella soglia di complessità che rende le nazioni medio grandi sempre più difficili da governare, spingendo verso forme di devoluzione e federalismo” . (14)
La definizione di questo obiettivo strategico, a questo livello in asse con le politiche comunitarie, trova una sua declinazione nel documento governativo con l’individuazione di tre direttrici fondamentali, tra cui quella che ci interessa maggiormente: la trasformazione della Pubblica Amministrazione tramite le tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione.Prima di procedere nell’analisi puntuale di questo importante documento, vorremmo provare ad avanzare qualche riflessione sull’e-government.

Proviamo anzitutto a richiamare una prima definizione :
“Il termine e-government si riferisce all’uso di nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) che le pubbliche amministrazioni applicano ad un vasto campo di funzioni amministrative. In particolare, il potenziale networking offerto da Internet e dalle sue tecnologie ha il potenziale di trasformare le strutture e le procedure amministrative.” (OECD/PUMA, 2001) (16)

A questa definizione dell’e-government, che possiamo definire minimale, e che individua nell’aspetto tecnologico la leva fondamentale della trasformazione, possiamo aggiungere un’importante precisazione concettuale e culturale fornitaci dal Commissario Europeo per la Società dell’Informazione, Erkki Liikanen, in una prolusione tenuta alla Università Aperta della Catalogna per l’apertura dell’anno accademico:
“Information and communication technologies (ICT) can help governments to cope with these many challenges. However, the focus should not be on ICT itself. Instead, it should be on ICT use combined with organisational change and new skills in order to improve public services, democratic processes and public policies. This is the definition of eGovernment.” (17)

Il cambiamento, secondo questo punto di vista, riguarda quindi non solamente la digitalizzazione dei servizi pubblici ma una combinazione virtuosa di trasformazioni tecnologiche, organizzative e formative.
Proprio questo aspetto caratterizza il modello europeo di e-government in materia di servizi pubblici innovati:“eGovernment has already shown that it has significant effects on citizens' lives. Citizens can have greater access to information from authorities. This enables them to understand where their taxes are spent and how decision-making occurs, thus empowering citizens. This is an improvement towards more transparent, accountable and open public institutions. It reinforces democracy”. (18)

Sotto questo profilo, le Linee guida tentano di costruire un modello di e-governement per la P.A.; la diffusione dei servizi on line è considerata un elemento chiave della trasformazione degli enti pubblici e nella ridefinizione del rapporto tra le istituzioni e i cittadini. (19)

In questa modellizzazione, la P.A. centrale riveste in linea di massima il ruolo di back office, mentre la P.A . locale costituisce il vero front end per l’erogazione dei servizi, a tutto vantaggio dei cittadini che potranno rivolgersi ad una sola amministrazione anche per gestire procedure complesse. Questa trasformazione dovrebbe consentire al cittadino di disinteressarsi di come l’amministrazione sia organizzata e consentirgli di richiedere servizi in base alle proprie esigenze.
Il modello proposto si compone di sei elementi fondamentali:Il modello proposto si compone di sei elementi fondamentali:
- servizi,
-riconoscimento digitale,
- canali d’accesso,
- enti di erogazione,
- interoperabilità e cooperazione interistituzionale,
- l infrastruttura di comunicazione

.Come si vede, i primi quattro elementi riguardano un primo livello che definisce il set della domanda e dell’offerta; gli ultimi due, invece, più di struttura, riguardano gli aspetti istituzionali e infrastrutturali che rendono possibile l’incontro tra cittadini e P.A. per l’erogazione dei servizi.
Quanto al primo fattore, l’insieme dei servizi offerti dovrebbe prevedere modalità innovative ed elevata qualità, focalizzandosi su alcuni servizi definiti prioritari e riunificando i punti di accesso: web, sportello unico, call center, ecc.
Elemento altrettanto importante è la procedura di riconoscimento per ottenere l’erogazione dei servizi, con l’utilizzo della Carta di Identità Elettronica, la Carta Nazionale dei Servizi e la firma digitale.Tendendo sullo sfondo gli aspetti normativi e infrastrutturali, si può vedere come l’enfasi posta sull’altro fattore rilevante, l’efficienza del back office, richiama necessariamente sia una riorganizzazione della P.A. in termini di processo e non più di adempimento, sia un sostanziale cambiamento nella gestione delle competenze e delle professionalità presenti nel settore amministrativo.
Il passaggio agli aspetti operativi avviene con una attribuzione, abbastanza dettagliata, dei compiti per la P.A centrale e per quella locale; il quadro di riferimento generale è quello deliberato nella riunione del Comitato dei Ministri del febbraio 2002.
Alle Amministrazioni centrali compete l’organizzazione di 37 servizi, compresi tra gli 80 servizi prioritari selezionati per cittadini ed imprese(40+40). (20)
Quanto alla presenza in rete della P.A., per superare la frammentazione e l’eterogeneità delle risorse informative e di servizio, Il Portale del cittadino, progettato per incentivare la collaborazione tra sistema centrale e locale, cerca di unificare e modificare l’interazione e la comunicazione con il cittadino. (21)(continua)
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NOTE

(13) Linee guida in materia di digitalizzazione dell’amministrazione. Direttiva del 21 dicembre 2001.
(14) Ministro per l’innovazione e le tecnologie, Linee guida del Governo per lo sviluppo della Società dell’Informazione nella legislatura, giugno 2002., p. 19.
(15) Le altre due sono: a) La realizzazione di interventi nel sistema Paese per l’innovazione e lo sviluppo della Società dell’Informazione e b) L’azione internazionale. Si rinvia al documento per approfondire questi due importanti aspetti. Ivi, p.20. V. anche Comitato dei Ministri per la Società dell’informazione, riunione del 13 febbraio 2002.
(16) Vedi http://www.oecd/puma.org . Si tratta del sito dell’Organisation for Economic Co-operation and Development, importante organismo internazionale di cooperazione e di consulenza. PUMA è il programma dell’OECD dedicato al settore pubblico.
(17) E-Government for Europe’s public service of the future, Inaugural lecture of the 2003-2004 Academic Year. URL: http://www.uoc.edu/inaugural03/eng/article/. c.n.
(18) Ibidem, ivi. Il modello statunitense, ben diverso da quello europeo, predilige un approccio pragmatico, orientato in modo centrale sui risparmi economici ottenuti con l’erogazione on line dei servizi. Non è questa la sede per tentare una comparazione tra i due modelli, ma è evidente che l’evoluzione dell’e-government verso l’uno o l’altro dei modelli influenzerà in maniera netta lo stato delle relazioni tra cittadini e amministrazioni e l’intera struttura delle istituzioni pubbliche. Un primo incontro con il modello statunitense si può avere all’URL: http:www/whitehouse/omb/egov/index.html.
In sede di conclusione ritorneremo su questa importante questione.
(19) Così nel documento governativo: “ (…) servire i cittadini e le imprese come “clienti” da gestire con la massima attenzione. Il concetto di cliente non significa che le Amministrazioni operano in un’ottica di profitto, ma più semplicemente che il loro obiettivo diventa quello di erogare servizi in linea con le esigenze di chi ne usufruisce e la soddisfazione del ricettore del servizio è strumento fondamentale di verifica della sua qualità.”. Ivi, p. 28. Ci sono numerosi studi sul tema della qualità nell’erogazione dei servizi; citiamo qui uno dei più importanti, Zeithalm V.A., Parasuraman A., Berry L.L., Servire Qualità, McGraw Hill, Milano, 1991. I criteri per definire la qualità sono esposti in un significativo decalogo: 1. Aspetti tangibili: aspetto delle strutture fisiche, delle attrezzature, del personale ecc. 2. Affidabilità: capacità di prestare il servizio promesso in modo affidabile e preciso. 3. Capacità di risposta. 4. Competenza: possesso delle capacità e delle conoscenze necessarie a prestare il servizio. 5. Cortesia: gentilezza, rispetto, considerazione e cordialità del personale.. 7. Sicurezza: assenza di pericoli, rischi, dubbi. 8. Accesso: accessibilità e facilità di contatto. 9. Comunicazione: tenere informati i clienti con un linguaggio comprensibile. 10. Comprensione del cliente: sforzarsi di conoscere i clienti e le loro esigenze.
(20) Così nella parte I – Scenari e politiche per la Società dell’Informazione, delle Linee guida del Governo per lo sviluppo della Società dell’Informazione nella legislatura, giugno 2002., p. 13: “ Questa evoluzione delle tecnologie porterà significativi impatti su cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni. (…) [Per le Pubblica Amministrazione si avrà]- facilità di entrare in contatto e fornire servizi al cittadino;- miglioramento dei canali di comunicazione tra Amministrazioni che consentirà grande efficienza e mascheramento della complessità al cittadino e all’impresa;- ottimizzazione dell’uso delle risorse pubbliche attraverso l’applicazione delle tecnologie.”
(21) v. il portale all’indirizzo http://www.italia.gov.it .
Cfr. Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 maggio 2002 per la conoscenza e l'uso del dominio internet ".gov.it"

sabato 2 agosto 2008

SOCIETÀ DELL’INFORMAZIONE E SVILUPPO DELL’E-GOVERNMENT (Seconda parte)

L’e-government: le amministrazioni on line

Nell’ambito delle politiche generali dei singoli paesi coinvolti nell’azione, la questione dell’e-government, nel passaggio dalla prima alla seconda azione, subisce una significativa accelerazione e viene sottoposta ad una sostanziale revisione soprattutto nelle modalità organizzative.
Se in eEurope 2002 si assegna all’e-government il compito di aumentare la visibilità istituzionale e di sviluppare i processi di erogazione delle informazioni da parte delle istituzioni pubbliche , con eEurope 2005 si introducono la ristrutturazione del back office per la migliore erogazione dei servizi e la creazione di un accesso unico, ma in multipiattaforma, alle amministrazioni pubbliche.
Se operiamo una semplice comparazione dei due documenti troveremo nel dettaglio questo spostamento di accenti e di rimodulazione operativa:

eEurope 2002 :
Rendere accessibili on-line i dati pubblici essenziali,comprese le informazioni di tipo giuridico,amministrativo,culturale, sull'ambiente e sul traffico. Gli Stati membri devono garantire un accesso elettronico generalizzato ai servizi pubblici di base.
eEurope2005:
Servizi pubblici interattivi. Entro la fine del 2004, gli Stati membri devono provvedere affinché i servizi pubblici di base siano, se necessario, interattivi, accessibili a tutti e sfruttino le potenzialità della banda larga e dell’accesso multi-piattaforma. Sarà necessario a tal fine procedere alla ristrutturazione dei servizi di back-office, ristrutturazione sulla quale verteranno le attività in materia di buona prassi. Dovranno altresì essere risolte le questioni relative all'accesso da parte delle persone con esigenze particolari quali i disabili e gli anziani.La Commissione e gli Stati membri definiranno un elenco di servizi per i quali è auspicabile una totale interattività. (10)

Con il Piano eEurope 2002 si era previsto di mettere in rete i servizi fondamentali entro la fine del 2002; si prevedeva di operare per un accesso più rapido, sicuro ed economico alla rete. Solo con il piano eEurope 2005, si è operativamente definita la necessità di consentire l’accesso ai servizi on line anche da parte di coloro che rischiano di scontare una nuova forma di esclusione, in cui il digital divide si declina in termini di mancata alfabetizzazione digitale o di disabilità sensoriali e cognitive. (11)
Entro l’anno terminale, stabilito nel 2005, gli Stati membri dovranno organizzarsi per offrire servizi pubblici on line (e-governement, e-learning, e-health, e-business). Non dovrà essere dimenticato l’aspetto infrastrutturale per consentire un effettivo sviluppo dell’amministrazione on line: la velocità e la sicurezza di accesso sono da considerare elementi fondamentali e vanno quindi sviluppati con la diffusione della banda larga a prezzi accessibili e con un‘adeguata protezione delle interazioni (privacy) e delle transazioni economiche.
L’ ultimo passaggio di questo complesso e ambizioso progetto europeo, alle prese con i primi segni della crisi, si colloca nell’anno 2005, allorchè si compie un primo bilancio dell’attività e si tracciano le linee di sviluppo per gli anni che rimangono alla scadenza del decennio.
Nel giugno del 2005, infatti, la Commissione delle Comunità Europee presenta il nuovo piano “i2010 – Una società europea dell’informazione per la crescita e l’occupazione”. (12)
La parola chiave è “rilanciare”. Ribadendo la centralità della conoscenza e dell’innovazione come motori dello sviluppo (senza tuttavia provare a precisare a quali condizioni e con quali strumenti), vi si annuncia il legame sostanziale tra la convergenza digitale ormai compiuta e l’adeguamento e la convergenza delle politiche. Che è come ammettere la sostanziale ancillarità della politica rispetto agli sviluppi tecnologici e organizzativi e il cui compito residuale è, al fondo, quello di regolatore o di facilitatore, con investimenti mirati e con adeguati interventiu legislativi.Per la prima volta si prende atto dei segnali di crisi della costruzione europea e del crescente disagio espresso da ampi settori delle opinioni pubbliche europee, cercando di correre ai ripari. Lo si fa nel solito modo delle tecnocrazie europee (sciolte dagli affanni dei rinnovi dei parlamenti per mezzo della legittimazione popolare), con ampie indagini e progetti con orizzonti pluriennali.Il nuovo piano strategico prevede il ripensamento di tre priorità, in modo da elaborare un approccio integrato alle politiche di sviluppo.
La prima priorità dovrebbe riguardare la costruzione di uno spazio unico europeo dell’informazione, in grado di offrire un mercato ampio e competitivo alla Information Society e ai media;la seconda priorità riguarderebbe un nuovo impulso agli investimenti nella ricerca sulle ICT;la terza, che ci riguarda più da vicino, dovrebbe avere come obiettivo la costruzione di una società europea dell’informazione basata sull’inclusione sociale, dando risalto al miglioramento dei servizi pubblici, allo sviluppo sostenibile e alla qualità della vita.Sulla base di questo ultimo ambizioso – quanto generico – obiettivo, emerge la centralità del digital divide tra le varie regioni dell’Europa, tale da imporre un piano articolato e variegato per consentire la piena partecipazione dei cittadini e per un rafforzamento della coesione sociale.
Quanto ai servizi pubblici, la Commissione si manifesta sensibile a tutti quei servizi basati sulle ITC con forti caratteristiche di trasparenza, di accessibilità e di efficacia, soprattutto in relazione ai costi.Come si vede, niente di nuovo sotto il profilo concettuale, se non la consapevolezza delle resistenze, dei ritardi e delle vischiosità del sistema, inaugurando una fase meno autoreferenziale e più pronta al dialogo con tutti i soggetti coinvolti.(continua)

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NOTE
(10) L’interattività dei servizi determina il grado di relazione che si riesce ad instaurare tra cittadino e amministrazione in termini di erogazione del servizio. Si tratta di una delle questioni chiave nelle metodologie d’analisi per valutare il grado di innovazione dei servizi on line. Una definizione chiara la troviamo in Web-based Survey on Electronic Public services, ricerca curata da Cap Gemini Ernst &Young per conto dell’UE e pubblicata nell’ottobre del 2002; Si tratta di uno studio comparativo sui servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche dai 15 Stati membri dell’Unione più Islanda, Norvegia e Svizzera. “Stage 1-Information: The information necessary to start the procedure to obtain this public service is available on-line. Stage 2- One-way Interaction: The publicly accessible website offers the possibility to obtain in a non-electronic way (by downloading forms) the paperform to start the procedure to obtain this service. An electronic form to order a non-electronic form is also considered as stage 2. Stage 3- Two-way Interaction: The publicly accessible website offers the possibility of an electronic intake with an official electronic form to start the procedure to obtain this service. This implies that there must be a form of authentication of the person (physical or juridical) requesting the services in order to reach stage 3. Stage 4- Full electronic case handling: The publicly accessible website offers the possibility to completely treat the public service via the website including decision and delivery. No other formal procedure is necessary for the applicant via "paperwork"”. Ivi, p.7.. Di seguito vediamo invece i livelli stabiliti da eEurope (v. http://europa.eu.int/information_society/eeurope/2002/action_plan/ pdf/egovindicators.pdf) :Ø Stage 1 Information: online info about public services,Ø Stage 2 Interaction: downloading of forms,Ø Stage 3 Two-way interaction: processing of forms, incl. authentication,Ø Stage 4 Transaction: case handling; decision and delivery (payment).
(11) Cfr. su questo punto P. TARALLO (a cura di), Digital Divide, Franco Angeli, Milano, 2003; in particolare il saggio di A. BUONGIOVANNI, Il digital divide in Italia e il saggio di F. MARZANO, E-government,. Vedi anche Linee Guida per l'organizzazione, l'usabilità e l'accessibilità dei siti web delle Pubbliche Amministrazioni, Circolare n°3 del 13 marzo 2001, Dipartimento della Funzione Pubblica.
(12)Vedi http://ec.europa.eu/information_society /eeurope/i2010key_documents /index_en.htm#i2010_Communication

martedì 29 luglio 2008

Società dell'informazione e sviluppo dell'e-government (Prima parte)



Gli approcci teorici allo studio e alla definizione della moderna Information Society possono essere ricondotti sostanzialmente a due grandi direttrici d’indagine:1) studi economici e di geopolitica ;2) studi filosofici, sociologici e antropologici.(1)

Quanto al primo filone di ricerche, occorre subito rilevare l’avvento di una nuova forma di competizione tra sistemi economici, il cui campo di battaglia è il mercato mondiale.

Tutti gli analisti che sono intervenuti sul fenomeno della centralità del terziario avanzato come terreno privilegiato nella competizione globale, hanno individuato nell’innovazione tecnologica il più potente motore di sviluppo dei sistemi economici: gli ultimi decenni del XX secolo sono anche il tempo in cui si avverte il peso crescente delle tecnologie digitali nella ristrutturazione profonda dei processi produttivi e nelle relazioni tra i soggetti economici e tra gli Stati-Nazione, visti sempre più come sistemi-paese o aree economico-politiche estese.

In altri termini, la competizione tra i soggetti economici si gioca sull’accesso alle informazioni e sullo sfruttamento delle risorse immateriali e intellettuali, oltre che sull’impiego e la trasformazione di materie prime. (2)


Sugli stessi fenomeni, con un approccio orientato all’analisi fenomenologica delle trasformazioni in atto, i pensatori e gli scienziati sociali che si sono interessati dell’argomento hanno manifestato posizioni differenti sugli effetti dell’irruzione delle nuove tecnologie sui sistemi di idee, di tradizioni e di culture, soprattutto nel campo della conoscenza e della sua trasmissione, nelle mutazioni antropologiche introdotte nelle moderne società, nell’analisi delle nuove forme di disuguaglianza che vengono provocate, nelle trasformazioni organizzative della produzione e del lavoro. (3)


Un filone particolare di studi concerne anche l’uso delle nuove tecnologie per ottenere una migliore funzionalità dei sistemi amministrativi pubblici; negli ultimi anni, poi, si è registrato un crescente interesse per le potenzialità della tecnologia nel favorire la nascita del cosiddetto e-government, intendendo con questa espressione la possibilità di progettare ed erogare servizi all’utenza usando le connessioni telematiche. Si tratta di un tema di rilevante interesse per l’analisi che qui vogliamo condurre. Le pagine che seguono sono dedicate ad un aspetto ancora più circoscritto di questa tematica: ricostruire una puntuale e sintetica cronologia delle scelte di policy compiute dall’UE e dal nostro paese in merito a quest’argomento, cercando di ricavare i dati di contesto politico-istituzionali – comunitari e nazionali – per collocare nella giusta prospettiva la pratica e la metodologia dell’e-government.

Il Libro Bianco

Dopo l’approvazione del Trattato di Maastricht nel 1992, l’Unione Europea avviò una nuova stagione di politica comunitaria con una serie di scelte culturali e organizzative volte a dare un maggiore impulso ad attività di ricerca e di sviluppo nel nuovo settore dell’Information and Communication Tecnology (ICT), ritenendo la comunicazione e le nuove tecnologie strumenti primari per la competizione geopolitica globale, in particolare nel rapporto/confronto con gli Stati Uniti d’America.

La prima tappa importante di questo percorso è stata certamente la pubblicazione del Libro Bianco di Jacques Delors, allora Presidente della Commissione. In esso, per la prima volta, è stata utilizzata l’espressione “società dell’informazione” e si è teorizzata la centralità dell’innovazione tecnologica nel campo delle telecomunicazioni e nel trattamento e circolazione delle informazioni, attribuendo a tale innovazione un ruolo chiave nel rivitalizzare le mature economie europee nella concorrenza con il vitale colosso statunitense.Per gli estensori del saggio, il passaggio dall’ICT alla società dell’informazione avviene con l’utilizzo sempre più massiccio e qualitativamente pervasivo delle nuove possibilità di produzione, gestione e trasmissione dell’informazione nei processi produttivi, dando vita alla cosiddetta new economy, espressione che sta ad indicare un mutamento strutturale nei processi di un modello produttivo che, giunto al culmine dell'industrializzazione, concentra conoscenze, capitali e forza lavoro nella produzione di servizi immateriali anziché di beni tradizionali. Essa è il frutto di ondate successive di innovazione tecnologica, iniziate negli anni ’60 nel campo dell’hardware, proseguito negli anni successivi con sviluppi sempre più innovativi del software e culminato con l’introduzione della ‘rete’ nella seconda metà degli anni ’90. Nella “nuova economia”, le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione rappresentano input ed output fondamentali del processo produttivo, indipendentemente dal settore cui vengono applicate, influenzando tutte le fasi del ciclo economico: dall’organizzazione aziendale al ciclo di vita del prodotto, dall’accesso a banche dati e servizi a nuove modalità di comunicazione e consumo. La società dell’informazione si sviluppa a partire da questo nuovo scenario produttivo, come generalizzazione degli effetti di una trasformazione che, partendo dal settore economico, innesca e potenzia imponenti trasformazioni sociali e culturali.Il potenziale offerto dall’interscambio rapido ed efficace di dati tra individui e organizzazioni disegna un nuovo modello economico, sociale e culturale; al centro del nuovo sistema produttivo vi è lo scambio di conoscenza, l'attività di raccolta, elaborazione e trasferimento delle informazioni.


La Commissione rifiuta però il rigido determinismo tecnologico insito nel concetto nord-americano, fatto proprio all’allora Vice Presidente degli USA Al Gore, di "autostrade dell'Informazione" e va oltre: si adotta il modello della distribuzione dei servizi di comunicazione, che mette in grado aziende e cittadini di utilizzare le nuove tecnologie e opportunità. Si dispiega, così, un ruolo nuovo delle tecnologie e ciò cambia nel profondo il lavoro e la vita degli individui: per vivere e lavorare nella Società dell'Informazione sono necessarie conoscenze sempre maggiori e aggiornate e la formazione, sinora relegata alla parte iniziale della vita, deve espandersi sul suo intero arco, diventare permanente. (4)


Il rapporto Bangemann e il Libro Verde


Un’altra tappa importante, immediatamente successiva alla pubblicazione del Libro Bianco, è stata la pubblicazione, nel 1994, di uno studio di un gruppo di economisti sulla Società dell’informazione, conosciuto come rapporto Bangemann . In esso erano presenti una serie di considerazioni e di raccomandazioni sulla definizione di un quadro normativo, da cui prendeva avvio il Primo piano di Azione (1996), “Verso la società dell’informazione in Europa” (5), con l’integrazione delle politiche comunitarie corrispondenti al nuovo paradigma produttivo.

Dello stesso anno è anche il Libro Verde (6), che operava un’importante svolta verso le problematiche sociali poste dall’ICT, soprattutto nel campo del lavoro e della formazione, presentandosi come una sintesi significativa del dibattito all’interno dei paesi membri; vi si avanzava l’idea che la frammentazione organizzativa e legislativa sull’argomento dovesse essere superata in direzione della disponibilità e tempestività dell’informazione pubblica per tutti i soggetti interessati, cittadini ed imprese.Alcune importanti questioni, relative al rapporto tra informazione, pubblica amministrazione e nuove tecnologie in materia di servizi pubblici al cittadino e alle imprese, vi erano messe a fuoco per agevolare una maggiore efficienza delle amministrazione pubbliche (il cosiddetto e-government) nella raccolta e diffusione di informazioni.


L’iniziativa eEurope – le politiche comunitarie per l’e-governement.


Il definitivo passaggio organizzativo per pianificare la politica comunitaria e coordinare le azioni dei singoli stati è stata la presentazione, al vertice europeo di Helsinki del dicembre 1999, dell’iniziativa eEurope – An Information Society for All. (7)

Gli obiettivi principali proposti erano sostanzialmente tre: 1) accesso più economico, rapido e sicuro a internet;2) investire nelle risorse umane e nella formazione;3) promuovere l’utilizzo di Internet. Il piano operativo, a sua volta, si basava su tre approcci principali: a) la creazione di un adeguato quadro giuridico;b) fornire sostegno alle nuove infrastrutture e ai nuovi servizi in tutta Europa; c) applicare il metodo aperto del coordinamento e dell’analisi comparativa.Qualche tempo dopo, nel marzo del 2000, il Consiglio europeo straordinario riunito a Lisbona ha fissato le linee strategiche valide per l’intera Unione, con l’intento di diventare “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”; in questo summit, la Commissione è stata incaricata di predisporre un Piano d’azione, denominato eEurope2002, fatto proprio dall’Unione al vertice di Feira del giugno dello stesso anno.In continuità con questo piano si pone anche l’iniziativa eEurope 2005 (8), che all’obiettivo strategico di creare un’economia dell’informazione, aggiunge, in questo nuovo action plan, l’ambizione di creare un “contesto favorevole agli investimenti privati e alla creazione di nuovi posti di lavoro, accrescere la produttività, modernizzare i servizi pubblici e garantire a tutti i cittadini la possibilità di partecipare alla società dell’informazione globale, [per mezzo di] servizi, applicazioni e contenuti sicuri basati su un’infrastruttura a banda larga ampiamente disponibile”. (9)Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi, il piano d'azione eEurope si articola attorno a due categorie di azioni che dovrebbero, secondo la Commissione, rafforzarsi a vicenda. Appartengono alla prima categoria le azioni relative a servizi, applicazioni e contenuti per i servizi pubblici online e l’e-business, mentre la seconda categoria riguarda l'infrastruttura a banda larga e le questioni di sicurezza. Secondo questo piano, entro il 2005 l’Europa dovrà dotarsi di:- moderni servizi pubblici on line- servizi di e-learning - servizi di e-health - un ambiente dinamico di e-business;e, come catalizzatori di tali sviluppi,- ampia disponibilità di accesso a banda larga a prezzi concorrenziali- infrastruttura di protezione dell'informazione.A sua volta, Il piano d'azione è strutturato attorno a quattro linee interdipendenti:innanzi tutto misure di politica generale, volte a riesaminare ed adattare la normativa nazionale ed europea; a rafforzare la concorrenza e l’interoperabilità; a sensibilizzare e a dimostrare l’impegno dei responsabili politici. Per il piano d’azione eEurope 2005 gli obiettivi principali sono i seguenti:collegare le pubbliche amministrazioni, le scuole e i centri di cura alle reti a banda larga;* offrire servizi pubblici interattivi, accessibili a tutti su piattaforme diverse;* fornire servizi sanitari on line;* eliminare gli ostacoli all’installazione delle reti a banda larga;* riesaminare la normativa relativa all’e-business* istituire una task force sulla sicurezza informatica.In secondo luogo, l’attuazione delle misure di politica generale dovrà appoggiarsi sullo sviluppo, l’analisi e la diffusione di esempi di buona prassi (best practices).

(continua)


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Note


1) Questa didascalica distinzione, naturalmente, deve tener conto delle reciproche e continue interrelazioni disciplinari in una metodologia che dovrebbe tendere alla convergenza delle conoscenze e alla interdisciplinarietà. Il riferimento d’obbligo è il saggio di G.BOCCHI e M. CERUTI, (a cura di) La sfida della complessità, Milano, Feltrinelli, 1985. Cfr. in particolare i saggi di E. MORIN e di E. LASZLO.

(2) La letteratura sulla società e sull’economia post-industriale è oramai imponente. Per gli scopi che qui ci interessano, ci limitiamo a richiamare il saggio di D. Bell, The coming of Post industrial society, New York, Basic Book, 1973 e quello di A. Touraine, La società post-industriale, Il Mulino, Bologna, 1970.

(3) Anche su questo punto ci limitiamo a fornire qualche riferimento di massima. Sulla questione della modernità si veda il classico di J.F. Lyotard, La condizione postmoderna.Rapporto sul sapere, Milano, Feltrinelli, 1981; alle sollecitazioni dell’autore francese ha criticamente risposto J. Habermas, soprattutto in Id. Il discorso filosofico della modernità, Laterza, Roma-Bari, 1987; un testo collettaneo interessante sull’argomento è G. Mari (a cura di), Moderno Postmoderno, Feltrinelli, Milano, 1987. Imprescindibile il lavoro di M. Castells, autore della trilogia L’età dell’informazione: economia, società cultura. In italiano si veda La nascita della società in rete. Egea, Milano, 2000. Altri studi significativi sono: Beniger J. R., Le origini della società dell'informazione, Utet, Torino, 1995; Gallino L., Globalizzazione e disuguaglianze, Laterza, Roma-Bari, 2000, Garibaldo F., Bolognani M., La società dell'informazione, Donzelli Editore, Roma, 1996. Un’ importante direttrice di studio riguarda la modifica delle condizioni del lavoro: si vedano i contributi di De Masi D., Il futuro del lavoro.Fatica e ozio nella società post-industriale, Rizzoli, Milano, 1999; Rifkin J., La fine del lavoro. Il declino della forza lavoro globale e l'avvento dell'era post-mercato, Baldini e Castoldi, Milano, 1997; Sassen S., Le città nell’economia globale, Il Mulino, Bologna, (1994); Sennet R., L’uomo flessibile, Feltrinelli, Milano, 2000. Sulle modifiche introdotte dalla tecnologia per l’esercizio della democrazia, si vedano i contributi di Rodotà S., Tecnopolitica, Editori Laterza, Roma-Bari, 1997 e Scheer L. La democrazia virtuale, Costa & Nolan, Genova, 1997. Sulla costituzione di un nuova dimensione antropologica e culturale originata dalle tecnologie digitali, cfr. Levy P., L’intelligenza collettiva.Per un’antropologia del cyberspazio, Feltrinelli, Milano, 2002.

(4) E’ in questi anni che s’inaugura la nuova stagione della formazione permanente e dell’educazione degli adulti. A partire da questo momento, le politiche della UE si orientano verso un cospicuo utilizzo di risorse per sostenere la continuing education; per un primo inquadramento si veda M. Tomassini, La società della conoscenza. La capacità di apprendimento fa la differenza sia per gli individui che per le organizzazioni, in Forma ed informa, 1996, n°2.


(6) Green Paper, Living and working in the information society: people first, COM (96) 389 def. Bruxelles, 1996

(7) Bruxelles, 14/06/2000.. Questa metodologia d’intervento permarrà in linea di massimo anche nel nuovo action plan del 2005. I risultati della raccolta dei dati e del raggiungimento degli obiettivi, insieme a tutti i documenti correlati, si trovano all’URL http://europe.eu.int/comm/information_society/eeurope/index_en.html

(8) Bruxelles, 28.5.2002 COM 263 definitivo.(9) Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato Economico e al Comitato delle Regioni, eEurope2005:una società dell’informazione per tutti, Bruxelles, 28/05/2002.COM (2002) 263, def.

domenica 27 luglio 2008

Forme e Modelli di Tutela della Privacy.Prima parte

Com’è forse noto, in Italia, a parte il dettato costituzionale che ha fissato alcuni princìpi chiave intorno alla tutela della libertà personale, la legislazione sulla privacy ha trovato un assetto definitivo solo negli ultimi anni. Le norme precedenti l’entrata in vigore della prima legge organica del settore, la L. 675 del 1996, erano infatti reperibili in ambiti molto lontani tra di loro e senza alcun rapporto organico (1).A sua volta, la L. 675/96, per la sua stessa struttura di legge aperta all’intervento dell’Autorità garante, è stata integrata e modificata più volte, fino all’entrata in vigore del Decr. Leg.vo 196 del 30 giugno 2003, denominato Codice in materia di protezione dei dati personali.L’obiettivo principale del nuovo Codice è stato quello di unificare in maniera coordinata sia la L. 675/96 che altri decreti, regolamenti e codici deontologici di settore che si sono succeduti nel corso del tempo. Importante innovazione del codice è anche l’integrazione con i pareri del Garante e con le direttive europee.Altre novità presenti nel Codice riguardano l’esplicita emanazione di principi guida, come il principio di necessità nel trattamento dei dati, espresso all’art. 3, insieme all’obbligo della redazione del Documento Programmatico della Sicurezza (art. 34), che esplicitamente richiede una specifica attività anche in materia di sicurezza dei dati.Oltre al dettato normativo, frutto di una complessa evoluzione culturale e normativa, l’intento principale di questo articolo è quello di mostrare che il problema della privacy connota sostanzialmente, in primo luogo, lo statuto della libertà individuale dei singoli in relazione alla sfera pubblica nel suo complesso e, in seconda battuta, svolge un ruolo chiave nell’aprirci alla comprensione della ridefinizione dei rapporti sociali, economici, di lavoro e di identità personale nelle società occidentali contemporanee.Infatti, lungi dall’essere solamente un “semplice” istituto giuridico a salvaguardia della riservatezza personale minacciata dalle nuove tecnologie di controllo, la crescente attenzione intorno alla tutela della privacy mostra come si configuri oggi, in modo inedito e continuamente mutevole, l’esercizio stesso delle attuali libertà civili e politiche, fino a influenzare in modo sostanziale la natura delle società democratiche e la loro concreta amministrazione. Per tentare di circoscrivere questa tematica e tracciare una prima mappa di orientamento, risulta necessario richiamare e tracciare relazioni tra tematiche affrontate e dibattute in ambiti disciplinari apparentemente lontani: filosofia politica e sociologia della sorveglianza, diritto dell’informazione e filosofia della tecnica. Da ultimo, ci sembra utile segnalare la necessità ad un’analisi meno “ingenua” delle tematiche legate ai processi di governance dell’innovazione e alla constatazione della non neutralità delle decisioni sulle tecnologie in uso e su quelle future.Nell’anno 1955, lo scrittore W. Faulkner, rompendo un proverbiale silenzio e indignato per una inchiesta pressante che i giornali americani dell’epoca stavano conducendo sulla sua vita privata, diede alle stampe (2) un vigoroso pamphlet per protestare contro l’invadenza della stampa e per richiamare l’attenzione del pubblico colto sulla minaccia della violazione della privacy.Come solo i grandi artisti sanno fare, comprendendo in anticipo il vero spirito dei tempi, il premio Nobel per la Letteratura americano, orgoglioso e un po’ antiquato gentiluomo del sud, non esitò a scomodare, nel suo vibrante j’accuse, i massimi riferimenti alla Bibbia e al vero “spirito americano”, pur di sostenere, con brillante determinazione, il diritto alla quiete e alla riservatezza a suo avviso oramai in grave pericolo. Le proteste del grande scrittore, alla luce dell’esercizio del diritto di cronaca attuale e alla sua variante più estrema, il gossip morboso, oggi fanno quasi sorridere. Eppure, con largo anticipo sui tempi, egli ha indicato un problema la cui reale dimensione sarebbe apparsa nella sua interezza, e in forme inquietanti, soltanto ai nostri giorni. Certo, gli argomenti addotti dal celebre scrittore appaiono abbastanza deboli e tutti legati al tempo passato, alle virtù e alla buona educazione di una società ormai sorpassata dalle novità del Moderno. Tuttavia, il problema indicato rimane e diventa sempre più centrale, ben oltre le intuizioni profetiche di W. Faulkner. Cos’è, dunque, la privacy? Perché costituisce (o dovrebbe costituire) un problema? La prima comparsa del termine, l’inizio della storia della privacy moderna, è da rintracciare in un articolo apparso su una rivista giuridica, la “Harvard Law Review”, nel 1890. Gli autori dell’articolo, S. Warren e L.D. Brandeis, sostennero con grande determinazione lo jus solitudinis, da loro reinterpretato nella locuzione “to be let alone”, il diritto di essere lasciato solo.Quando le tecniche fotografiche vennero percepite come invasive per l’ immagine privata e pubblica delle persone, studiosi e giuristi sentirono l’esigenza di richiedere una tutela aggiuntiva rispetto a quella già acquisita del proprio corpo fisico (habeas corpus); anche per i due giuristi, ben prima che in Faulkner, la comparsa della novità della riproduzione fotografica e la dissoluzione della riservatezza sulla base di un incoercibile diritto di cronaca (3)., rappresentano un problema di cui si chiede la soluzione introducendo un “right to privacy”, in grado di tutelare la dignità e l’identità propria di ciascun individuo.L’importanza del saggio sul ‘diritto a essere lasciati soli’ (e in pace!), oltre al suo valore storico, risiede nel nuovo legame che si stabilisce tra individualità e proprietà dell’immagine, nel senso che ogni individuo è proprietario indiscusso della propria persona, come ha efficacemente mostrato Macpherson (3) a proposito del cosiddetto “individualismo possessivo”, nell’ambito del capitalismo moderno e nei moderni Stati-Nazione. Così, l’individuo sovrano moderno, nuovo soggetto storico, si distingue da altri individui, dalla famiglia a cui appartiene, dai gruppi sociali nei quali è inserito; la sua individualità è funzionale al capitalismo, al suo dispiegarsi come competizione prima di tutto tra personalità distinte (4). A distanza di oltre un secolo dalla celebre definizione di Brandeis e Warren, la parola privacy ha acquisito via via una quantità di significati e di attribuzioni, fino al punto di associarsi sempre più ad un insieme di libertà civili e politiche e a connotarsi come precondizione per l’esercizio dei più importanti diritti di cittadinanza (5):1) libertà di comunicare;2) libertà di associazione e di partecipazione;3) libertà di circolazione, 4) libertà di corrispondenza,ecc.Tuttavia, ai due elementi strutturali dell’economia e della politica, nell’analisi della privacy occorre dunque aggiungere l’elemento tecnico e, per venire ai nostri tempi, considerare la comparsa delle Information and Communication Technologies, il cui inizio abbiamo già intravisto nel diffondersi delle immagini fotografiche nell’America liberal di fine ‘800 e che prosegue ai tempi attuali con potenza crescente e enormemente più pervasiva nella Società dell’Informazione (6).E’ la complessità di questo intreccio – sociale e tecnico(7) – che conferisce alla privacy un importante ruolo per poter comprendere la ridefinizione dei rapporti sociali nell’epoca corrente, in particolare in relazione ai rapporti di potere, economici e comunicativi. Volendo sintetizzare, possiamo dire che la questione della privacy presenta le seguenti dimensioni problematiche, risultanti anche dalle oscillazioni semantiche del termine, rinvenibili in contesti diversi e non sempre perfettamente sovrapponibili:-dimensione individuale o collettiva;-dimensione comunicativa;-dimensione politica;-dimensione giuridica;-dimensione sociologica.I modelli culturali che stanno alla base di queste teorizzazioni, come si vedrà, saranno il punto di riferimento per gli interventi legislativi e per le attività amministrative presenti e future.Individuale o collettiva?La prima grande distinzione concettuale va stabilita in relazione alla questione se la privacy possa ricondursi ad una questione prettamente individuale o se abbia, invece, una valenza sociale.Come abbiamo detto, citando brevemente il modello dell’individualismo proprietario, la prevalenza degli interventi sull’argomento propende per il primo corno di questo dilemma concettuale (8). La privacy riguarda innanzitutto gli individui, le singole persone, il cui corpo e la cui immagine sono immediatamente minacciati ogni qualvolta si oltrepassi quell’invisibile limite fisico e psicologico che determina la differenziazione dei singoli dai corpi sociali più o meno estesi (famiglia, gruppi, collettività). Ci si riferisce qui ad un primo livello di minaccia della privacy, quando si invade lo spazio fisico del singolo o si manipola e si diffonde senza consenso la sua immagine.Peraltro, un grado ulteriore di minaccia lo si ha nel momento in cui alla semplice invasione dello spazio vitale individuale segue il momento del controllo sulle scelte dei singoli, con l’intrusione, il monitoraggio, la registrazione e la conservazione dei dati riguardanti gli individui esattamente nel momento in cui essi esercitano e dispiegano in termini fisici o psicologici la propria libertà individuale. In altri termini, l’autonomia individuale si ottiene se e solo se, oltre alla protezione dello spazio fisico, si preserva quella sfera dell’intimità nella quale si esercitano, senza costrizioni e senza controlli, le proprie deliberazioni intime e le proprie scelte esistenziali, di consumo, sessuali, politiche, ecc.Sapersi osservati, sentirsi controllati, fa tutt’uno con la lode e il biasimo, con l’approvazione e la disapprovazione sociale. L’assenza di un’adeguata privacy comporta dunque una diminutio sul versante delle libertà individuali, da quella più immediata della fisicità minacciata sino alle scelte di vita più intime.Tuttavia, la preponderanza degli interpreti per l’aspetto individuale della privacy trova un suo riequilibrio in chi invece la intende come la risultante di una relazione socio-politica; con questa espressione si può intendere sia la continua negoziazione.(9)delle relazioni sociali in merito alle condizioni di esercizio della privacy e del controllo sociale sulle libertà individuali, sia la specifica valenza della tutela della privacy per l’esercizio effettuale delle libertà politiche: manifestazione del pensiero, associazione, dissenso, disobbedienza civile, ecc.(10).Anticipiamo qui un tema che affronteremo nel dettaglio parlando delle dimensioni comunicative della privacy. Se consideriamo infatti che l’attuale generazione degli adolescenti è stata definita come “a look at me generation”, la generazione-guardami, come si deve interpretare la odierna “naturale” propensione alla totale disponibilità a pubblicare, scambiare, condividere informazioni e notizie anche intime sulle proprie preferenze, sui propri amici, sui propri consumi?(10)E’ evidente che i canoni strettamente normativi non bastano a circoscrivere un fenomeno recente, classificato come web 2.0 o come reti di social network; l’attività frenetica, non virtuale, come si fraintende spesso, di relazione, di scambio e di produzione comporta un costo considerevole in termini di rinuncia alla privacy. Spesso, la rinuncia alla riservatezza ne è la precondizione; per accedere alle reti sociali costruite on line, si deve cedere ogni informazione utile su di sé, sui propri gusti e sulle proprie più intime convinzioni. Il problema nasce quando i gestori delle piattaforme di social network si disinteressano o, ancora peggio, fanno un uso privatistico di questi dati. Poiché la gran parte dei fenomeni dirompenti intorno all’uso delle nuove tecnologie di relazione è un fenomeno che ha il suo epicentro negli Stati Uniti, numerosi giuristi e analisti si stanno cimentando nell’offrire una nuova cassetta degli attrezzi per la comprensione di eventi che trovano, al momento, una imperfetta ed inefficace governance.La dimensione comunicativa: il paradigma informazionale.Un aspetto interessante che riguarda la privacy concerne la sua peculiarità in ambito comunicativo. Estremizzando e semplificando, possiamo immaginare la privacy come il “grado zero” della comunicazione, il luogo nel quale vige il silenzio, il dialogo con se stessi dei filosofi, il monologo interiore: l’interruzione della comunicazione.Muovendoci verso l’altro capo del filo, quello della comunicazione interpersonale, troviamo la relazione face to face, quella dei rapporti di familiari, informali, associativi, di lavoro o di potere, fino al polo estremo rappresentato dalla comunicazione mass-mediatica, che decenni di studi mediali ci hanno indicato come uno degli elementi di maggior interesse per individuare il mutamento sociale e le trasformazioni culturali in corso.La vera novità degli ultimi decenni, comunque, riguarda l’esplosione del many to many della “rete delle reti” e l’apertura di uno spazio altro, definito come cyberspazio(11), sottoposto a leggi di sviluppo proprie, davvero “autonome”, dettate dall’uso condiviso e dalle potenzialità tecniche via via scoperte, più che da un disciplinare legislativo o normativo ben preciso (12).L’affanno dei sistemi amministrativi e giuridici si spiega proprio con la rapidità di trasformazione e con la novità della nuova frontiera della comunicazione: la potenza computazionale sempre crescente, la condivisione delle risorse, l’aumento del peer to peer, la possibilità di raccogliere e diffondere informazioni, contenuti, saperi, esperienze anche ben al di là delle usuali categorie proprietarie, rendono presto obsoleto ogni sistema di prevenzione e di governance istituzionale. Questo spiega in parte la reazione difensiva dei grandi gruppi proprietari e dei governi degli Stati-Nazione che tentano di arginare la crescita e l’autonomia della Rete. Ora, proprio attraverso l’accresciuta potenza di calcolo, gli occhiuti interessi delle multinazionali dell’industria del divertimento, le potenti lobby del commercio, insieme a quegli enti pubblici che si occupano dell’attività di protezione della sicurezza degli Stati dalle minacce varie e assortite: terrorismo, criminalità, immigrazione clandestina, lesione del diritto di proprietà, pedofilia e quant’altro, hanno di fatto – e parallelamente - aumentato i dispositivi di controllo e di tracciamento delle attività di navigazione (13) dei singoli utenti; oramai, non vi è attività umana che non lasci una scia durevole e ricostruibile da chiunque possegga una sufficiente potenza di calcolo per procedere a ciò che viene denominato data mining, lo “scavo dei dati”. E ciò, naturalmente, non riguarda solamente l’accesso e l’esplorazione – con qualunque medium – della Rete; l’uso della carta di credito o del bancomat, della tessera del supermercato, della scheda SIM del cellulare, il numero composto nella cabina telefonica, la password digitata per accedere alla Intranet aziendale, le risposte ad un’indagine di marketing, tutto confluisce in piccola o grande parte in quell’immenso archivio disorganizzato - ma in via di ordinamento sempre più sofisticato - che è la rete dei computer attivi nella nostra società. Tutti chiedono informazioni a tutti (14). I dati si accumulano, emigrano da un database all’altro(15), vengono venduti e di nuovo riorganizzati. Il commercio lo richiede per funzionare al meglio, il sistema produttivo per evitare sprechi e duplicazioni e per bruciare la concorrenza, lo Stato-Nazione per consentire al Welfare di individuare i destinatari delle magre risorse destinate all’assistenza pubblica. Il concetto di paradigma informazionale, com’è noto, ricalcato sul paradigma dell’industrialismo, è stato introdotto per definire la radicale novità rappresentata dai sistemi correlati di informazione e telecomunicazione; come scrive Castells, “ciò che contraddistingue il nostro periodo storico è un nuovo paradigma tecnologico introdotto dalla rivoluzione dell’Information Technology, incentrata su un gruppo di tecnologie dell’informazione. Ciò che vi è di nuovo è la tecnologia dell’elaborazione dell’informazione e il suo impatto sulla generazione e l’applicazione della conoscenza (…) sulla base di tre importanti caratteristiche distintive:1. la loro capacità autoespansiva di elaborazione, nei termini di volume, complessità e velocità;2. la loro capacità ricombinante;la loro flessibilità redistributiva.(16)”.Ai fini del nostro discorso, ci interessa sottolineare in questa sede l’elemento di ambivalenza, di rischio e di opportunità insieme, rappresentato dall’informazionalismo applicato al controllo sociale.Come è stato possibile, agli albori delle ICT, sfruttare le opportunità della conoscenza condivisa per compiere un incredibile salto tecnologico e culturale, così, allo stesso modo, con un potenziale di cui si stenta a comprendere il limite, aumentano i rischi di oppressione e di controllo capillare(17).In questo senso, la metafora del Grande Fratello appare storicamente superata, inadatta a rappresentare gli infiniti “piccoli fratelli” che noi stessi, consapevolmente o meno, contribuiamo a far crescere (18).Il data mining, l’incrocio delle banche dati, genera una continua produzione di profili individuali, familiari, di gruppo, di consumo, ecc. Qui troviamo un importante mutamento qualitativo del concetto stesso di privacy, un suo allargamento concettuale: il passaggio dal ‘diritto ad essere solo’ al ‘diritto al controllo dei dati che mi riguardano’. Come scrive Rodotà, “nata come diritto dell’individuo borghese a escludere gli altri da ogni forma di invasione della propria sfera privata, (…) la tutela della privacy si è sempre più strutturata come diritto al mantenimento del controllo sui propri dati, ovunque essi si trovino.(…) Anche se è eccessivo, e persino pericoloso, dire che noi siamo i nostri dati, è tuttavia vero che la nostra rappresentazione sociale è sempre più affidata a informazioni sparse in una molteplicità di banche dati, e ai “profili” che su questa base vengono costruiti.(…) Divenute entità disincarnate, le persone hanno sempre di più bisogno di una tutela del loro “corpo elettronico”. Proprio da qui nasce l’invocazione di un habeas data, indispensabile sviluppo di quell’habeas corpus dal quale si è storicamente sviluppata la libertà personale(19)”.I processi storici in corso vedono quindi presentarsi una linea di sviluppo in cui la tutela della privacy comprende in un primo tempo il corpo, poi vi ricomprende anche la sua immagine e infine si allarga al punto di includere i dati registrati dagli archivi elettronici. Ma forse non basta ancora; si avanza rapidamente verso la nascita di un altro elemento, nato dalla fusione di tutti gli elementi che abbiamo appena citato: il corpo-password, il body-data, la fusione tra corporeità, immagine e dato (20).Non si usano più rappresentazioni del corpo (foto del viso) o tracce di una oscillante personalità (firma); adesso, per il riconoscimento e l’attestazione della certezza dell’identità personale, si pretende il ricorso a tecniche biometriche: lettura dell’iride o della retina, scansione della voce, impronte digitali collegate a speciali tastiere a loro volta connesse a remote banche dati, lettura del DNA; è più vicina la frontiera cyborg, con l’uso di chip radiotrasmittente installato sul corpo(21).Se invece poniamo l’attenzione sui dati in entrata, primo fra tutti lo spamming delle nostre caselle di posta, quelle materiali e quelle immateriali, avremo un diritto corrispettivo alla libertà d’informazione: quello del ‘diritto di non sapere’, di non essere invasi da notizie e richiami che non abbiamo chiesto e che qualcuno, anonimo o noto che sia, ci propone per il semplice fatto di essere stati inseriti in qualche profilo di marketing o perché incautamente abbiamo fornito il nostro indirizzo.Per funzionare, perché vi sia vero scambio, sembra che l’informazione e la comunicazione abbiano bisogno della non comunicazione e del non sapere. Che sia necessario un (nuovo) equilibrio tra trasparenza e opacità, segretezza e controllo.

Note Bibliografiche
(1) C’è ad esempio una normativa sul segreto (1956), una sulla consultazione degli Archivi di Stato (1963). Veramente importante, invece, la L. 300/70, meglio conosciuta come Statuto dei Lavoratori, frutto di una lunga stagione di lotte sindacali e politiche. In essa vennero stabilite precise norme a difesa del lavoratore, vietando al datore di lavoro di raccogliere informazioni sulle opinioni politiche e religiose, per impedire ogni possibile discriminazione. Con grande lungimiranza, si vietava anche l’uso di apparecchiature video o audio per il controllo a distanza. Immediatamente successiva, la L. 98 del 1974, “Tutela della riservatezza e della libertà e segretezza delle comunicazioni”, è la più vicina, per argomento, alla tutela della privacy.
(2) W. FAULKNER, On Privacy. The American dream: what happened to it? , in Harper’s Magazine, 211, luglio, 1955. Trad. It.: Id., Privacy, Adelphi, Milano, 2003. L’episodio che scatenò la furia dello scrittore avvenne due anni prima, allorchè la rivista Life dedicò un ampio servizio, corredato di numerose fotografie e aneddoti, a un W. Faulkner già famoso per il Nobel avuto nel 1950; la scintilla che fece deflagrare il tutto fu l’interesse della stampa per lo scrittore come “personalità” e non, appunto, come scrittore
(3)Su questi aspetti si veda il saggio di M. PAISSAN, Privacy e giornalismo. Diritto di cronaca e diritti dei cittadini, 2004, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
(4)Vedi C. B. MACPHERSON, Libertà e proprietà alle origini del pensiero borghese, Mondatori, Milano, 1982. Si instaura cioè uno schema che vede il borghese-proprietario sottrarre all’occhio del pubblico la sua sfera privata, concepita come una proprietà.
(5)Ogni epoca e ogni società, peraltro, possiedono un’idea di privacy. Nell’antichità, la privacy è riferita allo spazio domestico più che alla singola persona, a sua volta associato all’immunità e alla segretezza; è appunto una ”zona franca”, come dice G. DUBY nella Prefazione al saggio di P. VEYNE, La vita privata dall’ Impero all’anno Mille, Laterza, Roma-Bari, 1986. Se risaliamo più all’indietro nel tempo, al mondo greco, da considerare come paradigmatico per l’intero Occidente, la distinzione tra spazio pubblico (polis) e dimensione privata (oikos) è totale. Si veda a questo proposito, H. ARENDT, Vita Activa. La condizione umana, Bompiani, Milano, 1991. Se ci riferiamo invece alle varianti geografiche, vedremo che il capitalismo giapponese o quello tedesco, contrariamente a quello anglosassone, si appoggia più sulle corporations, sui grandi agglomerati di potere, piuttosto che sulle capacità demiurgiche dei capitani d’industria.
(6)Si veda su questo punto S. RODOTÀ, Tecnologie e diritti, Il Mulino, Bologna, 1995; Id. Tecnopolitica. La democrazia e le nuove tecnologie della comunicazione, Laterza, Roma-Bari, 2004, 2° ed. ; L’autore, insigne giurista e intellettuale engagè, si è sempre contraddistinto per il suo impegno sui diritti civili e si è mostrato particolarmente sensibile al rapporto tra ICT e sfera della politica e dell’etica; è stato per diversi anni Presidente del Garante della Privacy in Italia, l’Authority incaricata di vigilare sull’applicazione delle norme a protezione della privacy. E’ anche Presidente dei Garanti Europei della Privacy. E’ componente di comitati europei sulla bioetica e sulla Società dell’Informazione. Recentemente si è interessato alla problematica dei diritti proprietari sulle tecnologie digitali e sulla governance di Internet.
(7)La letteratura sull’argomento è notevole. In relazione al discorso che vogliamo svolgere qui, il riferimento d’obbligo è alle ricerche di M. CASTELLS. Il sociologo catalano è, com’è noto, l’autore di una trilogia fondamentale sulla società dell’informazione o, come egli la definisce, la network society. V., Id. ,. La nascita della società in rete, Milano, Università Bocconi Editore, 2002; Id., Il potere delle identità, Milano, Università Bocconi Editore, 2003; Id., Nuovo Millennio, Milano, Università Bocconi Editore, 2004. Il titolo originale della trilogia è: The Information Age: Economy, Society and Culture.
(8)D. LYON, intervenendo nel dibattito annoso sul determinismo tecnologico, propone di evitare ogni relazione lineare tra società e tecnica e invita a considerare, sulla scorta delle analisi di Castells, gli aspetti “sociotecnici”, suggerendo quindi di considerare una coevoluzione tra società e sistema tecno-scientifico. V. D. LYON, La società sorvegliata. Tecnologie di controllo della vita quotidiana, Milano, Feltrinelli, 2002, p.31 Da tempo, oramai, il dibattito sull’innovazione tecnologica si è spostato, più o meno unanimemente, sulla tesi della “convergenza o coevoluzione dei processi biologici, culturali e tecnologici” o della loro «integrazione dialettica”. Cfr. H. RHEINGOLD, Smart Mobs. Tecnologie senza fili, la rivoluzione sociale prossima ventura, Milano, Raffaello Cortina, 2003, p. 330 e M. CASTELLS,. La nascita della società in rete, op. cit., p. 5.
(9) E’ l’interessante posizione di un analista delle comunicazioni canadese, R. SAMARAJIIVA. V. Privacy in electronic Public Space: Emergine Issues, “Canadian Journal of Communication”, cit. da D. LYON, in La società sorvegliata, op. cit., p. 29.
(10) Ci si riferisce qui a tutta l’area dei cosiddetti media-attivisti, la cui “lettura” della minaccia alla privacy viene interpretata in modo prevalente come terreno di scontro economico e politico, prima ancora che come privazione di una libertà individuale. V. a questo proposito A. DI CORINTO, T. TOZZI, Hactivism. La libertà nelle maglie della rete, Roma, Manifestolibri, 2002. Si trova alla URL http://www.hackerart.org/ storia/hacktivism.htm .Sono note a tutti le piattaforme di scambio di Myspace (http://www.myspace.com/) o di Facebook (http://www.facebook.com/), per citare solo le più celebri. L’aspetto più interessante del fenomeno web 2.0 è che gli utenti non sono soggetti passivi che fruiscono dei contenuti creati da altri. Con una gigantesca rete di relazioni, come ad es. quella di Myspace, sono gli utenti a creare valore aggiunto, offrendo idee, immagini, video, musica e dati a chiunque ne sia interessato. Chiunque abbia un minimo progetto economico di estrazione del valore non deve far altro che mettere a frutto il sistema di relazioni e il prodotto degli scambi. Fenomeno che è puntualmente avvenuto. Rupert Murdoch, magnate dei media, conosciuto in Italia per essere il proprietario della piattaforma satellitare di Sky Italia, ha comprato il sito di social network MySpace per 850 milioni di dollari. Ad oggi, sono stimati circa 66 milioni di utenti della piattaforma Myspace.(Vedi http://money.cnn.com/2006/03/28/technology/pluggedin_fortune/). Recentemente, Facebook ha lanciato un’iniziativa che ha fatto discutere e protestare molti osservatori ed esperti della Rete: ai nuovi utenti che vogliono “caricare” il proprio profilo sul sito, verrà richiesto, per ora su base volontaria, di fornire un campione di saliva per effettuare il test del DNA. Il testo di riferimento per il web 2.0, ancora in corso di analisi, è quello di O’REILLY, reperibile alla URL http://www.oreillynet.com/pub/a/oreilly/tim/ news/2005/09/30/what-is-web-20.html
(11) Uno dei maggiori teorici e sostenitori del cyberspazio è, com’è noto, P. LEVY. Il filosofo francese, in molti suoi interventi, non ha mancato di far notare le straordinarie opportunità aperte dal cyberspazio in materia di circolazione e produzione del sapere. Cfr. P. LEVY, L’intelligenza collettiva, Feltrinelli, Milano, 1996 e Id., Cyberculture. Gli usi sociali delle nuove tecnologie, Feltrinelli, Milano, 1997. Più attento alle opportunità offerte dal cyberspazio per la creazione di nuove relazioni sociali, potenziate dai nuovi media, è il teorico americano H. RHEINGOLD, autore di Comunità virtuali – parlare, incontrarsi, vivere nel cyberspazio, Milano, Sperling &Kupfer, 1994 (in rete alla URL http://www.rheingold.com/vc/book/index.html) e di Smart Mobs. Tecnologie senza fili, la rivoluzione prossima ventura, Milano, Raffaello Cortina, 2003. Altri autori, invece, ad es. J. BAUDRILLARD e P. VIRILIO hanno posizioni estremamente critiche nei confronti dell’universo parallelo dello spazio virtuale e ne descrivono gli effetti di derealizzazione e di perdita di esperienza.
(12) Su questo punto, sulla spinta libertaria che ha portato alla nascita della Rete esiste ormai una consolidata letteratura. Chi forse ha meglio sintetizzato l’intera dinamica di sviluppo della rete è stato ancora M. CASTELLS, in Galassia Internet, Feltrinelli, Milano, 2002. Così il sociologo catalano: “prima di tutto, Internet è nata come improbabile intersezione tra Big Science, ricerca militare e cultura libertaria. Le maggiori università di ricerca e i centri di ricerca [think thanks] collegati alla difesa sono stati i cruciali punti d’incontro fra queste tre fonti di Internet.” Ibidem, p.28. Castells esplicita le relazioni tra tecnologia, produzione e potere nell’epoca informazionale osservando che “benché la tecnologia e le relazioni tecniche di produzione siano organizzate in paradigmi che hanno origine nelle sfere dominanti della società, esse si diffondono in tutto l’insieme delle relazioni e delle strutture sociali, compenetrando e modificando potere ed esperienza. Per tale motivo, i modi di sviluppo incidono profondamente sul complesso dei comportamenti sociali compresa naturalmente la comunicazione simbolica. Poiché l’informazionalismo è fondato sulla tecnologia della conoscenza e dell’informazione, nel modo di sviluppo informazionale esiste un legame molto stretto tra culture e forme produttive, tra spirito e materia. Ne consegue che dovremmo aspettarci la nascita di forme storicamente nuove di interazione sociale, controllo sociale e mutamento sociale”. Id.,La nascita della società in rete, op. cit., p. 18, c.n. Sullo specifico ruolo della cultura libertaria alla base dello sviluppo di Internet, si veda anche P. HIMANEN, L’etica hacker e lo spirito dell’età dell’informazione, Feltrinelli, Milano, 2003. In questo testo è ricostruita in modo efficace la cultura della creatività e dello spirito collaborativo propri di quei gruppi di pionieri dell’informatica, gli hacker, che hanno reso possibili le scoperte più importanti degli ultimi anni.
(13) Si veda l’interessante ricostruzione tecnica dei sistemi di tracciamento in “Telèma”, Sicurezza e privacy nelle comunicazioni, 25, estate 2001, in particolare gli interventi di G. DE MICHELIS, M. DECINA E V. TRECORDI, A. APARO, P. MASTROLILLI, R. CHIESA, O. BRUGIA, C. COMELLA.
(14) Come dice LYON, “mentre la minaccia maggiore per Orwell proveniva dallo stato, l’odierna sorveglianza dei consumatori pone una serie di nuovi problemi che devono ancora trovare risposte analitiche e politiche. Un punto di vista plausibile è quello che nelle odierne condizioni il consumismo rappresenta di per sé un mezzo significativo per mantenere l’ordine sociale, lasciando le vecchie forme di sorveglianza e controllo a occuparsi dei non consumatori.” D. LYON, L’occhio elettronico: privacy e filosofia della sorveglianza, Milano, Feltrinelli, 1997, p. 68.
(15) D. LYON parla a questo proposito di “contenitori che perdono”. V. Id., La società sorvegliata, op. cit-, pp. 49 e ss. Uno studio interessante è stato proposto dal gruppo indipendente di ricerca IPPOLITA su Google, motore di ricerca che oltre la metà degli utenti della Rete usa per le proprie interrogazioni sul WEB. Vedi Id., Luci e ombre di Google. Futuro e passato nell’industria dei metadati, Feltrinelli, Milano, 2007. Liberamente scaricabile in Rete all’indirizzo http://www.ippolita.net/google.
(16) M. CASTELLS, Epilogo. L’informazionalismo e la network society, in P. HIMANEN, L’etica hacker, op. cit., 120, c.n
(17) Come scrive giustamente Carlo FORMENTI, si tratta di “ una rivoluzione dall'esito imprevedibile, perché nella rete non è inscritto alcun "destino", bensì un'incontenibile proliferazione di rischi e opportunità”. C. FORMENTI, Incantati dalla rete, Milano, Raffaello Cortina, 2003, p. 6. Su questa tematica, sulla crisi della privacy in Internet, è intervenuto autorevolmente Daniel SOLOVE, docente di giurisprudenza alla George Washington University. L’A. ha recentemente pubblicato The future of Reputation, Yale University Press, 2007 (liberamente scaricabile da http://docs.law.gwu.edu/facweb/dsolove/ Future-of-Reputation/) e si è interrogato sugli aspetti problematici della variazione radicale del concetto di reputazione in relazione all’uso crescente e condiviso di dati e informazioni immesse in Rete. Sarebbe auspicabile che il dibattito prodotto da questo intervento di SOLOVE fosse conosciuto e diffuso anche in Italia. Vedi anche il sito personale dell’autore: http://docs.law.gwu.edu/facweb/dsolove/
(18) Il rimando ovvio è a: G. ORWELL, 1984, Milano, Mondadori, 2002
(19) S. RODOTA’, Prefazione a D. LYON, La società sorvegliata, op. cit.,p.X. c.n. Sull’habeas corpus e sul rapporto tra corpo e potere si veda il fondamentale lavoro di G. AGAMBEN, Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita, Torino, Einaudi, 1995.
(20) Vedi su questo punto S. RODOTA’, Relazione 2003. Discorso del Presidente del Garante della Privacy. In rete alla URL http://www.garanteprivacy.it. Scrive il Presidente del Garante: “da questo tipo di analisi si traggono due indicazioni. Una riguarda il periodo breve-medio, e consiglia una valutazione rigorosa dell’uso dei dati biometrici con riferimento alla loro affidabilità: si tratta, evidentemente, di indicazioni destinate a variare a seguito di perfezionamenti tecnici. L’altra ha carattere generale e si riferisce al test di compatibilità con i valori di libertà e democrazia al quale anche le utilizzazioni dei dati biometrici devono essere sottoposte.” Ibidem, p.12. Inevitabile il richiamo a tutto l’immaginario della letteratura cyber e alle distopie cinematografiche che hanno ampiamente anticipato la realtà.
(21) Recentemente, una società americana ha lanciato il servizio VeriChip, un sistema che permette di rintracciare chiunque con l’’installazione di un chip sotto pelle. La stessa società ha poi presentato il servizio VeriPay, usato in una discoteca per liberare i clienti dalla “scocciatura” dei pagamenti con il denaro o la carta di credito. Il prerequisito è sempre l’inserimento di un chip sotto pelle. Alcune di queste esperienze, delle quali si può trovare esempio nella letteratura sulla augmented reality, sottovalutano o nascondono le possibili implicazioni sociali della tecnologia digitale ubiqua e potenzialmente intrusiva; in proposito Steve Mann, uno dei primi cyborg, ha sostenuto che “in una prospettiva di Hi (Human intelligence) l’obiettivo è quello di aumentare l’intelligenza della specie, non quella dei suoi strumenti. Un obiettivo importante dell’Hi è quello di fare un primo passo verso un principio fondamentale dell’Illuminismo, la dignità dell’individuo. Ciò si realizza, metaforicamente e concretamente, attraverso la trasformazione protesica del corpo in uno spazio sovrano, consentendo in effetti ad ognuno di noi di controllare l’ambiente che lo circonda.”. S. MANN, H. NIEDZVIECKI, Cyborg: Digital destiny and Human Possibility in the Age of the Wearable Computer, Doubleday Canada, Mississauga, 2001, p. 30. Tratto da H. RHEINGOLD, Smart mobs, op. cit., pp. 176-177. Per farsi un’idea sullo stato dell’arte per le ricerche in campo biometrico in Europa, v. http://www.eubiometricforum.com .