sabato 27 giugno 2009

Sommario Rivista Lavoro e Post Mercato n° 64

Lavoro e Post Mercato
Quindicinale telematico a diffusione nazionale a carattere giornalistico e scientifico di attualità, informazione, formazione e studio multidisciplinare nella materia del lavoro

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Rivista n. 64 - del 16-06-2009

Sommario

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Argomento: Laboratorio sociale

Brevi considerazioni sui risultati delle recentissime elezioni amministrative

Lungi da noi qualunque considerazione partitica sui risultati delle recenti elezioni amministative, non è il campo di interesse della nostra rivista; quel che invece si tiene ad evideniare è un dato t...

Diego Piergrossi



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Argomento: Rete sociale

5 per mille 2009: ecco gli adempimenti da osservare

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 aprile 2009
Disposizioni in materia di 5 per mille per l'anno finanziario 2009. (GU n. 133 del 11-6-2009 )

I soggetti che inte...

Pierfrancesco Viola



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Argomento: Rete sociale

Bisogni impellenti e bisogni invisibili. Forme di aiuto inusuali per i terremotati dell’Abruzzo.

Quando si ha bisogno di aiuto di solito si lancia l’ SOS, il celebre acronimo di Soccorso Ora Subito.
E così è stato per il terribile evento sismico del 6 aprile a l’Aquila, per i quasi 300 mort...

Antonio M. Adobbato



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Argomento: Formazione

Pellet: da risorsa pulita all’allarme radiazioni?

E’ di questi giorni la notizia di una partita di pellet proveniente dalla Lituania che ha dato
valori 40 volte superiori alla norma se bruciato, e dunque, potenziamente pericoloso

...

Rita Schiarea


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Argomento: Evoluzione normativa

Esami di Stato e certificazione: pronti i nuovi modelli

Importanti innovazioni in materia di Certificazioni e relativi modelli da rilasciare in esito al superamento degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo gr...

La Redazione (D.P.)



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Argomento: Evoluzione normativa

Ancora su firme digitali e validazione dei documenti informatici (prima parte).

Ancora su firme digitali e validazione dei documenti informatici.

Ancora novità in tema di firme digitali è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 129 del 6-6-2009 il DECRETO DE...

Alba Caiazzo



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Argomento: Evoluzione normativa

Borse di studio per i familiari delle vittime del terrorismo e del dovere

Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica n. 318 del 2001 per l'assegnazione delle borse di studio in favore delle vittime del terrorismo e della crimina...

Giuseppe Formichella

domenica 14 giugno 2009

Prove di innovazione tecnologica a scuola. Il JumPc per i nativi digitali.


Se proviamo a rifuggire dalle solite diatribe inconcludenti tra tecnofili e tecnofobi e andiamo a vedere quali cambiamenti strutturali interessano il mondo della scuola con l’introduzione di nuove tecnologie di apprendimento, si potrà vedere che i cambiamenti tanto attesi nel settore dell’educazione possono fornire l’occasione giusta per ripensare i contenuti, le modalità di apprendimento e di insegnamento e il nuovo livello di relazioni cognitive ed emozionali innescate dall’uso di strumenti tecnologicamente avanzati.

Ci riferiamo alla presentazione di un progetto interessante, denominato JumPc, di introduzione dei netbook a livello di scuola primaria. Il Ministro dell’Innovazione tecnologia e quello dell’Istruzione, infatti, hanno annunciato l’intenzione di procedere alla massiccia introduzione di netbook in classe, appositamente pensati per i bambini delle scuole primarie e col tempo anche negli altri gradi di istruzione.

L’antefatto di questo annuncio, tuttavia, proviene dalla presentazione dei primi risultati di una sperimentazione compiuta in alcune regioni italiane e che hanno interessato circa 150 bambini e 15 docenti delle scuole primarie.

Durante la conferenza stampa tenuta a Roma per la presentazione di questa ricerca, è stato presentato anche il JumPc, realizzato da Olidata, in collaborazione con Intel e la Fondazione Mondo Digitale, per bambini dai 6 ai 12 anni, e distribuito in via sperimentale, a inizio anno scolastico, in alcune scuole elementari del Lazio, del Piemonte e della Sicilia.

Nato dallo sviluppo del programma Classmate di Intel, pensato in un primo tempo per ridurre il cosiddetto "digital divide" e promuovere l'alfabetizzazione informatica nei Paesi in via di sviluppo e poi adattato alle scuole, JumPC è un portatile leggero, anticaduta, con tastiera resistente ai liquidi; quindi un prodotto progettato per essere usato anche dai più piccoli. (1)

La domanda che dobbiamo farci a questo punto è: si riuscirà con il tempo a promuovere pratiche di apprendimento significative, adeguate alle nuove potenzialità offerte dai nuovi strumenti tecnologici ai bambini che si affacciano alla scuola e alla conoscenza e che sono stati definiti, con una certa efficacia, i “nativi digitali”?(2)

Anche se non possiamo sapere quanto tempo impiegherà questo processo di innovazione a sedimentarsi nei processi di apprendimento scolastico, possiamo ipotizzare che l’introduzione del Pc a scuola modificherà irreversibilmente e strutturalmente il set cognitivo e relazionale dentro cui avviene la trasmissione delle conoscenze, oltre che al necessario ripensamento delle strategie di accesso alla conoscenza e all’inclusione sociale, in modo che i benefici che provengono da conoscenze, nuove tecnologie e innovazione debbano essere a vantaggio di tutte le persone senza alcun tipo di discriminazione.

Non mancheranno i detrattori, i difensori del bel tempo andato, quelli che ripetono stancamente la superiorità del modello penna e calamaio e della maestrina dalla penna rossa deamicisiana e che non prendono nella dovuta considerazione le innovazioni didattiche strutturali che questi ritrovati tecnologici potrebbero apportare all’insegnamento. Si tratta, infatti, di supporti interattivi e connessi, in grado di lasciar emergere elementi preziosi di condivisione di informazioni e di scambio tra persone, tra docenti e alunni, in una concezione sociale e condivisa dell’apprendimento.

Molti di noi utilizzano i computer per lavoro, maneggiando, ricercando e trasmettendo informazioni e conoscenze, in un ambiente digitale nel quale siamo immersi di continuo. Era inevitabile che i bambini e i ragazzi, lavoratori della conoscenza (knowdlege workers) per vocazione e per necessità, fossero coinvolti in nuove pratiche didattiche rese sempre più potenti e performanti dai personal computer e dalla condivisione delle conoscenze con i docenti e con il gruppo classe.
Se la Società della conoscenza ha un senso, deve averlo soprattutto in questa dimensione di trasmissione ed elaborazione della conoscenza, per promuovere pratiche inclusive e significative di utilizzo didattico adeguate alle sfide della contemporaneità. Bisognerà, però, fare i conti con una certa rottura epistemologica rispetto alle prassi e alle abitudini sedimentate dentro l’organizzazione scolastica e fin dentro la “mente” degli operatori scolatici ai più vari livelli, ed è probabile che questo passaggio dall’”analogico al digitale” avvenga con una certa lentezza, come è naturale che sia.

L’introduzione dei pc in classe, infine, non significa automaticamente migliorare l’offerta formativa, come se l’introduzione dei notebook fosse la soluzione definitiva per adeguarsi alle sfide della modernità. Il miglioramento dell’offerta formativa, invece, si dovrà misurare nella capacità di promuovere competenze, abilità e consapevolezza di essere futuri cittadini di fronte alle sfide di un mondo complesso e sempre mutevole.


NOTE

1) Come ha detto il Presidente della Fondazione Mondo Digitale, il linguista ed ex Ministro dell’Istruzione Tullio De Mauro, "grazie alle nuove competenze acquisite in classe dai bambini, (si) possono fare i "compiti a casa" e scoprire e iniziare a praticare l'innovazione". Si veda per questo l’interessante sito http://www.mondodigitale.org/. Qualche critica, peraltro, è arrivata sula scelta dei partner della sperimentazione, sia per la scelta dell’hardware che del software. Per i più esperti, il netbook presentato è troppo costoso in relazione alle performances che dovrebbe avere. Le critiche più gravi riguardano però la scelta di usare software proprietari, da pagare con costose licenze, e non affidarsi invece a più accessibili e affidabili applicazioni in open source, come invece ci si era impegnati a fare per tutte le amministrazioni pubbliche.
2) Digital native (Nativo digitale) è un’etichetta giornalistica per definire le persone che sono cresciute insieme alle tecnologie digitali, usando con naturalezza e grande perizia computer, dispositivi mobili come i cellulari o i lettori MP3, e che sono usate nelle pratiche quotidiane e nelle relazioni con gli altri. Non tutti, però, concordano sul fatto che i bambini ed i giovani – per la loro età considerati di diritto come nativi digitali - abbiano una maggior dimestichezza con le innovazioni tecnologiche, a differenza degli adulti che sarebbero più maldestri.

sabato 6 giugno 2009

Sommario Rivista Lavoro e Post mercato n° 63

Lavoro e Post Mercato
Quindicinale telematico a diffusione nazionale a carattere giornalistico e scientifico di attualità, informazione, formazione e studio multidisciplinare nella materia del lavoro

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Rivista n. 63 - del 01-06-2009

Sommario

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Argomento: Laboratorio sociale

Elezione del Parlamento Europeo. Elettori Italiani Residenti in UE: pubblicate le norme per garantire l'esercizio del diritto di voto

Importanti novità alla vigilia delle elezioni del Parlamento Europeo per i cittadini italiani residenti in altri Paese dell’Unione Europea è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.123 del 29 ma...

Diego Piergrossi



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Argomento: Info lavoro

Contribuenti con situazioni reddituali semplici: arriva il Modello Unico PF 2009

Rivoluzione telematica per i contribuenti con situazioni reddituali "semplici": l'Agenzia delle Entrate ha appena rilasciato su il sito http://www.agenziaentrate.gov.it oltre ilconsueto so...

Pierfrancesco Viola



Argomento: Rete sociale

Il mestiere di vivere: mutui prima casa, pubblicate le disposizioni attuative

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze con la Circolare 13 febbraio 2009 , n. 11434, rubricata "Istruzioni applicative dell'art. 2 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 convertito ...

Rita Schiarea



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Argomento: Formazione

Prove di innovazione tecnologica a scuola. Il JumPc per i nativi digitali.

Se proviamo a rifuggire dalle solite diatribe inconcludenti tra tecnofili e tecnofobi e andiamo a vedere quali cambiamenti strutturali interessano il mondo della scuola con l’introduzione di nuove tec...

Antonio M. Adobbato


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Argomento: Evoluzione normativa

Casella di posta elettronica certificata assegnate ai cittadini: in vigore le disposizioni in materia di rilascio ed uso.

Casella di posta elettronica certificata assegnate ai cittadini: in vigore le disposizioni in materia di rilascio ed uso.

La casella di posta elettronica certificata è divenuta realtà anc...

La Redazione (R.S.)


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Argomento: Evoluzione normativa

Agricoltura biologica: novità in gazzetta ufficiale. Al via i finanziamenti ai progetti di sviluppo


Al via due importanti programmi di finanziamento della cd Agricoltura Biologica: in data 12 maggio us sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n.108/2009 due Decreti del Ministro per le p...

Alba Caiazzo


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Argomento: Evoluzione normativa

Artigiani: riduzione dei premi INAIL, anno 2008.

Contrastare la crisi nell'attuale fase congiunturale è un obbligo cui ogni Stato occidentale non può sottrarsi.

In uno scenario quale quello italiano risulta perfino strategico un sostegn...

Giuseppe Formichella

domenica 31 maggio 2009

L'era della frugalità. Nuovi stili di consumo responsabile.


Può essere che uno degli effetti più sorprendenti della crisi globale che stiamo vivendo sia l'affermarsi di un nuovo atteggiamento rispetto al consumo di risorse che, come l'economia c'insegna, ritornano ad essere scarse. Ma non è solo un'austerità indotta dalla crisi e dalla contrazione dei redditi.

Sembra affermarsi sempre più,invece, un nuovo modo di guardare ai consumi e agli effetti che essi possono produrre; si è più attenti nelle scelte e alla qualità intrinseca – un tempo si diceva valore d'uso -, si presta maggiore attenzione alle etichette e alla provenienza dei beni, si acquisisce uno stile di vita più sobrio e meno bulimico di fronte al possesso e all'abbondanza.
Da più parti si è definito questo nuovo modello di consumi come un ritorno alla sobrietà, tanto che il periodoco Time ha dedicato una delle sue copertine alla New Frugality, categorizzando un bisogno e una pratica oramai abbastanza diffusi.

Ci sono diversi segnali, infatti, che sia in atto un cambiamento significativo e che la crisi provveda ad accelerarne gli sviluppi.

Il primo segnale che stimola una maggiore sobrietà proviene dalla consapevolezza di un improvviso peggioramento delle condizioni di vita di interi gruppi sociali e dell'inceppamento di alcuni meccanismi di un mercato senza regole, che ha rivelato alla coscienza di molti le conseguenze disastrose di un sistema fondato sulle disuguaglianze e sull'irrazionalità dell'uso delle risorse.

Il secondo passo, di fronte all'impoverimento che investe sempre più quei ceti che appartenevano alla cosiddetta middle class, è il modello dell'arricchimento che diventa economicamente insostenibile e moralmente sempre più intollerabile.
Sia che non ci possa più permettere consumi vistosi, sia per la scelta di non alimentare modelli di consumo distruttivi, si tende a fare più attenzione al rapporto qualità/prezzo, alla riduzione delle quantità, alla ricerca di prodotti venduti “alla spina” per risparmiare sulle confezioni.
Si decide, per risparmiare e per ottenere maggiore qualità e sicurezza, di aderire ai cosiddetti “gruppi d'acquisto”(1) o di acquistare prodotti che dichiarano di essere prodotti il più vicino possibile a chi li consuma e che vengono indicati come “kilometri zero”, per indicare che il loro trasporto non incide sul prezzo finale e che il consumo di energia e l'immissione di CO2 sono ridotti al minimo o nulli.

Questa nuova consapevolezza negli acquisti e nei consumi più responsabili, frutto di una maggiore attenzione agli effetti dei propri stili di consumo sul sistema produttivo, sull'ambiente circostante e sull'uso oculato delle risorse, sono una riscoperta sorprendente di un rinnovato senso di responsabilità.

E' una responsabilità che si esprime a livelli differenti e in varie direzioni.
Si premiano le produzioni che fanno la scelta di non sfruttare i lavoratori con condizioni di lavoro disumane, che non impiegano minori, che non inquinano, che non usano gli animali come cavie.

Anche se si hanno meno risorse a disposizione, c'è un aumento dei consumi nel settore “verde” e si prediligono prodotti cosiddetti di provenienza biologica certificata e di minore impatto ecologico possibile.
Si comincia a scindere quella perniciosa relazione di eguaglianza benessere=consumo: si incrina la credenza che all'aumento del secondo elemento della relazione si ha un corrispettivo aumento del primo.
Se poi si considera che al benessere materiale è stata spesso associata la “felicità”, si comprende come il cambiamento dei modelli di consumo incida profondamente sui processi di attribuzione di senso nelle azioni individuale e collettive.
Bisogna chiedersi se questa maggiore consapevolezza e sobrietà nei consumi si trasformerà in un nuovo e radicato modo di vivere e di pensare.

Come è accaduto con la crisi petrolifera e l'era dell'austerità che ne seguì, negli anni '70 del secolo scorso, quando, una volta messa da parte la paura della crisi energetica, si ricominciò a consumare in modo esibizionistico e insensato, disinteressandosi delle conseguenze di certi stili di consumo, così occorrerà stare attenti che questa occasione di trasformazione virtuosa che ci si offre davanti con questa crisi economica globale che stiamo attraversando non si trasformi in una nuova occasione persa.

Stavolta, però, pare che il tempo a disposizione per rinsavire sia davvero poco, come molti autorevoli scienziati si sforzano di chiarirci. Con i nostri attuali modelli di consumo di risorse e di produzione, ci restano pochi anni prima che i cambiamenti climatici si trasformino in modo catastrofico, tali da rendere sempre più difficile la sopravvivenza di un numero sempre maggiore di uomini su questo pianeta.

Se si è capaci di trasformare i beni di consumo in beni di relazione, potremo ancora avere la possibilità di invertire o modificare un processo che si presenta davvero problematico. Non si tratta, quindi, di recuperare ricette pauperiste, o di proporre stili di vita desueti, ma di constatare pragmaticamente che si può vivere in modo diverso e più responsabile senza diminuire, ma anzi accrescere la propria qualità di vita.

giovedì 28 maggio 2009

Sommario Rivista Lavoro e Post Mercato n° 62

Lavoro e Post Mercato
Quindicinale telematico a diffusione nazionale a carattere giornalistico e scientifico di attualità, informazione, formazione e studio multidisciplinare nella materia del lavoro

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Rivista n. 62 - del 16-05-2009

Sommario

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Argomento: Laboratorio sociale

L’Italia pianga Antonietta Dolores Fasolini

Quanti di noi conoscono l'atto di amore ed eroismo di Antonietta Fasolini?

Quanti giornali le hanno dato rilievo, non dico maggiore, ma, almeno, mediaticamente pari a quello quotidianam...

Diego Piergrossi



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Argomento: Rete sociale

Disabilità ed elezioni 2009: ammissione al voto domiciliae di elettori affetti da infermità

Importanti novità in tema di ammissione al voto domiciliare di elettori affetti da infermita' è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 8 maggio 2009 n.105 la Legge 7 maggio 2009, n. 46 rubricata a...

Alba Caiazzo



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Argomento: Rete sociale

Influenza suina A(H1N1): misure profilattiche per i passeggeri provenienti dal Messico

Ancora novità per i lavoratori migranti e più in generale per tutti i cittadini in tema di influenza suina, la cosiddetta A(H1N1), è stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.102 del 5 mag...

Rita Schiarea


continua...
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Argomento: Rete sociale

L'era della frugalità. Nuovi stili di consumo responsabile.

Può essere che uno degli effetti più sorprendenti della crisi globale che stiamo vivendo sia l'affermarsi di un nuovo atteggiamento rispetto al consumo di risorse che, come l'economia c'insegna, ritor...

Antonio M. Adobbato



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Argomento: Evoluzione normativa

Novità per le PMI: il Fondo Nazionale per la innovazione

Le Piccole e Medie Imprese costituiscono la vera spina dorsale del sistema produttivo industriale italiano, particola rilievo pertanto assume la pubblicazione sulla GU n.107 del 11-5-2009 del DECRETO...

Henri Lazzeri


Argomento: Evoluzione normativa

Dichiarazione dei redditi, scontrini fiscali acquisto farmaci, tutela privacy

Sul tema delle dichiarazoni dei redditi e degli scontrini fiscali per l'acquisto di farmaci tutto faceva presagire per un intervento in materia di trattamento dei dati vista la sensibilità dei dati ne...

Giuseppe Formichella


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Argomento: Evoluzione normativa

Interventi di riqualificazione energetica: approvato il modello AdE

Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 6 maggio 2009 - pdf è stato approvato il modello di comunicazione per i lavori relativi agli interventi di riqualificazione energetica...

Pierfrancesco Viola

giovedì 14 maggio 2009

La pastasciutta e i prezzi dei cereali. Storie e storielle sulla produzione del piatto più amato.


Come diceva il filosofo, forse esagerando, l'uomo è ciò che mangia. Prendendola in modo un po' più dubitativo, non ci dovrebbero essere troppe incertezze sulla constatazione che il cibo non è solo un atto fisiologico legato alla nutrizione ma che intorno ad esso si gioca una partita importante dal punto di vista della cultura e dei modelli di sviluppo per il prossimo futuro.

Dispiace constatare che in molte rubriche televisive e giornalistiche dedicate al cibo si dimentichi quanto la scienza gastronomica (1), come l'ha chiamata Carlo Petrini, il vate dello slow food, sia solo un enorme ricettario di pietanze e di preparazioni senza che venga mai affrontato il problema della provenienza, della genuinità, della salute, della dietetica. Solo qualche scandalo sulla contraffazione o sulla truffa alimentare ci fa preoccupare di quello che mettiamo nel piatto e nel nostro organismo.

La gastronomia dovrebbe essere considerata, invece, come un intreccio di conoscenze scientifiche, di saperi antichi, di economia dei territori. Se non si ha la visione complessiva di uno degli atti più importanti e significativi della vita, quello del nutrirsi e nutrire, dimenticando che la gastronomia è anche economia, storia, salute, antropologia, si avrà una prospettiva distorta e del tutto monca su un atto che sta diventando meccanizzato e sempre più privo di coscienza. Solo per fare qualche esempio e qualche richiamo: i romani chiamarono Salaria la via che collegava la città di Roma al mare; la stessa radice è alla base del corrispettivo pagato per il lavoro che si svolge; vi sono regioni che sono associate al nome di un prodotto tipico, come lo champagne. Quanto all'antropologia, cosa c'è di più ancestrale del condividere il cibo con i propri familiari o con gli ospiti? Quanto si è elaborato, nel corso della storia e dei costumi intorno alla civiltà del mangiare e del bere? Per venire poi ai tempi nostri, pensiamo solo a quanto si insiste, con scarsi risultati, sulle proprietà terapeutiche del cibo e sulla necessità di avere abitudini alimentari sane e responsabili per evitare di incorrere in seri problemi di salute. Gli unici che si preoccupano di fare informazione sul consumo responsabile del cibo sono quasi sempre i produttori che con la loro martellante pubblicità ci “informano” su quali, quanti cibi consumare e quando. Se si desse davvero retta alle reclame di carattere alimentare, dovremmo ingurgitare cibo la metà del tempo e passare l'altra metà a consumare prodotti dimagranti, snellenti, depuranti e protettivi. Davvero un bel panorama, per delle società opulente che dopo migliaia di anni hanno superato la penuria alimentare e vivono stabilmente nell'abbondanza e nello spreco insensato di cibo. E' appena il caso di ricordare che a fronte di un sesto dell'umanità che si dibatte nell'eccesso e nello spreco di risorse alimentari, un altro sesto rischia l'inedia, mentre è stato calcolato che con le attuali conoscenze la terra sarebbe in grado di sfamare all'incirca il doppio della popolazione attuale.

E veniamo adesso ad uno dei piatti più amati dagli italiani e forse uno dei simboli del made in Italy, la pasta. Il primo dato che balza all'attenzione è che l'Italia è un paese di “pastasciuttari”, di forti consumatori di pasta, con un consumo pro-capite di circa 28 Kg. all'anno; questo livello di consumo costituisce un record mondiale, visto che il Venezuela, il secondo in questa speciale classifica, ha un consumo pro capite di meno della metà, 12,7 kg anno pro-capite.

Oltre ad essere i primi e più entusiasti consumatori, all'Italia va attribuito il primato anche nella produzione di pasta, con una produzione annua di 2.900.000 tonnellate, di cui il 48% destinato all'esportazione.
I pastifici sparsi sul territorio nazionale sono un numero considerevole, circa 180, e hanno un numero di addetti stimato tra le 8300 e le 8800 unità.(2)
La semola di grano duro è la materia prima che serve per produrre la pasta. Questa lapalissiana affermazione - visto il livello di consumi che ci contraddistingue - dovrebbe farci stare un po' più attenti alla provenienza di questa fondamentale materia prima.
Secondo l' ISMEA (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare ), nel 2008 la produzione di frumento duro in Italia è stata di quasi 6 milioni di tonnellate, in crescita di oltre il 40 % rispetto all'anno precedente.
Tutto bene, sembrerebbe. In realtà, il settore cerealicolo vive una situazione economica molto delicata, con il grano che viene pagato sui 20 euro al quintale, cioè meno di quanto costava negli anni “80, con l’aggravante dell’aumento dei costi di produzione e di trasporto.(3)

Se al momento della raccolta permarrà questo prezzo, per una produzione media che si aggira intorno ai 60 quintali circa per ettaro, un agricoltore riceverebbe circa 1.200,00 Euro. Tolte le spese di produzione, ne resterebbero sui 155,00 euro/anno per ogni ettaro coltivato. Una cifra del tutto insufficiente, considerando la dimensione delle aziende agricole, che nella cerealicoltura si aggira intorno ai 10 ha. La conseguenza, del tutto prevedibile, è che la perdita impressionante di reddito nella produzione di cereali causa un elevato abbandono della coltivazione del grano con conseguente migrazione e desertificazione territoriale.

Quella della coltivazione del frumento è una situazione che può essere compresa nella sua interezza solo se si analizza l’evoluzione della Politica Agricola Comunitaria.
Proprio con la nascita della PAC, iniziò la politica di protezione dei prodotti europei, che tendeva a garantire prezzi certi agli agricoltori evitando la concorrenza Extra-CEE.
Per il frumento si inserì, nel 1962, la preferenza comunitaria (tassa all’importazione corrispondente alla differenza tra prezzo europeo e prezzo internazionale).
Se un produttore di pasta voleva acquistare un quintale di grano in Ucraina o in Romania (allora fuori dall’Europa) non avrebbe ottenuto nessun risparmio di prezzo, perché la PAC l’avrebbe tassato fino a portarlo al Prezzo Comunitario prestabilito.
L’ agricoltore aveva la certezza di vendere tutto il suo prodotto ad un prezzo garantito dalla Comunità Europea e ai produttori conveniva acquistare solo le migliori farine locali.
Venendo a tempi a noi più prossimi, quando la Ue, su pressioni del WTO, sposò la ricetta della liberalizzazione dei prezzi e della concorrenza, il prezzo del frumento tornò ad essere stabilito dal"mercato", tanto che l’agricoltura europea, da allora, ha subito una costante perdita di redditività.
Il costo delle farine è passato, così, da un costo politico certo, alle oscillazioni dei "futures" alimentari, cioè i prodotti finanziari che scommettono sui prezzi futuri scambiati alla Borsa di Chicago.
A questo punto, nel nuovo assetto economico globalizzato, un pastificio non ha più convenienza ad acquistare un prodotto locale, ma va in cerca dei costi più bassi.
Abbiamo fatto un po' di fatica a seguire il percorso della produzione della materia prima ma siamo più coscienti della complessità delle scelte politiche ed economiche che si celano dietro un alimento così importante per tutti noi.
Tutti ricorderanno i grandi allarmi e le preoccupazioni che si levarono nella prima parte dell'anno scorso, quando l'elevato costo dei carburanti fu chiamato a spiegare l'aumento continuo del prezzo della pasta e del pane, da sempre considerati beni di prima necessità. Ma quell'aumento era davvero del tutto giustificato? Non ci hanno raccontato qualche storia per rabbonirci e dare una parvenza di spiegazione a un evento che aveva altre cause e altri effetti?
Gli esperti del settore ci spiegano che la produzione media di un ettaro di frumento è di circa 60 quintali, utili a produrre circa 80 quintali di pasta. Considerando che l’Osservatorio sui prezzi al Consumo, indica in 2 Euro/KG il prezzo medio della Pasta secca , possiamo dire che da un ettaro coltivato a grano il settore distributivo e i pastifici ricavano circa 16.000 Euro, dandone all’agricoltore solamente1.200 euro.(4)
E' ovvio che tale margine può aumentare, acquistando grani esteri a minor costo.
Cosa dovrebbero valutare i produttori nell'acquisto del grano? La qualità del prodotto? Il rispetto delle norme ambientali? Perché non la situazione economica degli agricoltori? O, più plausibilmente, interessa solo il minor prezzo per avere un maggior profitto?

Per guadagnare di più, forse, non c’è momento migliore, con il prezzo mondiale del grano che, in sei mesi, è crollato sul mercato internazionale con perdite di miliardi di euro per i contadini dei diversi continenti, che saranno spesso costretti ad abbandonare una coltivazione dalla quale dipende la sopravvivenza di miliardi di persone.(5)

Proviamo a ricapitolare, allora, cosa c'è dietro un piatto di pasta.
I produttori di grano europei sono presi nella morsa del mancato protezionismo, adesso vietato, per dare la possibilità ai paesi produttori in via di sviluppo di commercializzare i loro prodotti nei paesi ricchi. D'altro canto, l'apertura dei mercati consente in linea teorica l'accesso delle materie prime prodotte nei Paesi in via di sviluppo presso mercati remunerativi e in linea di principio aumenta le risorse per le zone povere del mondo. L'esposizione a questa concorrenza comporta la crisi del settore e l'abbandono delle attività marginali nei paesi ricchi. I consumatori, da parte loro, si trovano esposti al rischio di un mancato e serio controllo sulle produzioni provenienti da altri paesi, in cui non si hanno certezze circa il rispetto di rigorose normative e di controlli sulla qualità e sulla sicurezza dei prodotti.

E allora qual è il vero prezzo della pasta? Forse dovremmo riflettere maggiormente su questo modello di produzione/consumo; è in questo sistema che vanno cercate le cause degli aumenti del costo della pasta e il crollo del prezzo del grano.


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Note

1) In realtà, sostiene C. Petrini, la si dovrebbe definire scienza gastronomica, proprio per sottolinearne la dignità di disciplina scientifica che nasce dall'incontro di varie conoscenze. Per questo motivo, qualche anno fa, nel 2004, è stata creata la prima Facoltà di Scienze gastronomiche. Vedi il sito : http://www.unisg.it/ita/index.php.
2)Vedi i dati pubblicati da Databank: http://www.databank.it/index/index2.html.
3)Secondo le ultime rilevazioni oscilla tra un prezzo minimo di € 1,76 Kg ad un prezzo massimo di € 2,58. Vedi http://www.osservaprezzi.it/livelli/istat/livelli.asp.
4)Vedi il grido di allarme lanciato da alcuni produttori: http://www.capitanata.it/newsrecord_long.php?tar=8126.
5)Ci sono anche esperienze virtuose, che qui non citiamo per non fare pubblicità. Si tratta di piccoli produttori che vendono il loro prodotto ai Gruppi di acquisto solidali, soprattutto al nord. Per chi è interessato, visiti il sito http://www.retegas.org/.

sabato 9 maggio 2009

Sommario Rivista lavoro e Post Mercato n° 61

Lavoro e Post Mercato
Quindicinale telematico a diffusione nazionale a carattere giornalistico e scientifico di attualità, informazione, formazione e studio multidisciplinare nella materia del lavoro

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Rivista n. 61 - del 01-05-2009

Sommario

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Argomento: Laboratorio sociale

Lavoratori migranti: influenza suina istituita l'unità di crisi.

Importanti notizie per i lavoratori migranti (oltre che per i turisti) che per motivi professionali varcano il confine nazionale, da circa dieci giorni è infatti scattato l'allarme pandemia a seguito ...

Giuseppe Formichella


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Argomento: Laboratorio sociale

La pastasciutta e i prezzi dei cereali. Storie e storielle sulla produzione del piatto più amato.

Come diceva il filosofo, forse esagerando, l'uomo è ciò che mangia. Prendendola in modo un po' più dubitativo, non ci dovrebbero essere troppe incertezze sulla constatazione che il cibo non è solo un ...

Antonio M. Adobbato


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Argomento: Info lavoro

Società dell'informazione: prestatori di servizi ed obblighi di informazione

A garanzia della trasparenza e della correttezza nei rapporti, in capo ai prestatori di servizi della società dell’informazione sono ricondotti una serie di obblighi nei confronti dei destinatari dei...

La Redazione (R.S.)


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Argomento: Formazione

Credito e nuove tecnologie: gli Istituti di Moneta Elettronica (IMEL)

Gli Istituti di Moneta Elettronica (IMEL) sono definiti in ambito comunitario con la Direttiva 2000/46/CE del 18 settembre 2000 riguardante “l'avvio, l'esercizio e la vigilanza prudenziale dell'att...

Diego Piergrossi

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Argomento: Formazione

La responsabilità degli Internet Providers negli USA

Gli Stati Uniti, anche in virtù del loro vantaggio economico, sono stati il primo paese in cui si sono verificate controversie e sentenze relative alla questione della responsabilità degli ISP.
...

Rita Schiarea

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Argomento: Evoluzione normativa

Esigibilità IVA al momento della effettiva riscossione del corrispettivo: la Circolare AdE del 30 aprile 2009

Importanti novità in materia di esigibilità dell'IVA, con Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 26 marzo 2009 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 aprile 2009, n. 96, previsto d...

Pierfrancesco Viola


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Argomento: Evoluzione normativa

Al via il 25 giugno 2009 gli esami di Stato relativi alla istruzione secondaria superiore

Di grande interesse per gli studenti ed i lavoratori del comparto scuola l' ordinanza del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca emanata l’8 aprile 2009.

Tale Ordinanz...

Alba Caiazzo