sabato 2 agosto 2008

SOCIETÀ DELL’INFORMAZIONE E SVILUPPO DELL’E-GOVERNMENT (Seconda parte)

L’e-government: le amministrazioni on line

Nell’ambito delle politiche generali dei singoli paesi coinvolti nell’azione, la questione dell’e-government, nel passaggio dalla prima alla seconda azione, subisce una significativa accelerazione e viene sottoposta ad una sostanziale revisione soprattutto nelle modalità organizzative.
Se in eEurope 2002 si assegna all’e-government il compito di aumentare la visibilità istituzionale e di sviluppare i processi di erogazione delle informazioni da parte delle istituzioni pubbliche , con eEurope 2005 si introducono la ristrutturazione del back office per la migliore erogazione dei servizi e la creazione di un accesso unico, ma in multipiattaforma, alle amministrazioni pubbliche.
Se operiamo una semplice comparazione dei due documenti troveremo nel dettaglio questo spostamento di accenti e di rimodulazione operativa:

eEurope 2002 :
Rendere accessibili on-line i dati pubblici essenziali,comprese le informazioni di tipo giuridico,amministrativo,culturale, sull'ambiente e sul traffico. Gli Stati membri devono garantire un accesso elettronico generalizzato ai servizi pubblici di base.
eEurope2005:
Servizi pubblici interattivi. Entro la fine del 2004, gli Stati membri devono provvedere affinché i servizi pubblici di base siano, se necessario, interattivi, accessibili a tutti e sfruttino le potenzialità della banda larga e dell’accesso multi-piattaforma. Sarà necessario a tal fine procedere alla ristrutturazione dei servizi di back-office, ristrutturazione sulla quale verteranno le attività in materia di buona prassi. Dovranno altresì essere risolte le questioni relative all'accesso da parte delle persone con esigenze particolari quali i disabili e gli anziani.La Commissione e gli Stati membri definiranno un elenco di servizi per i quali è auspicabile una totale interattività. (10)

Con il Piano eEurope 2002 si era previsto di mettere in rete i servizi fondamentali entro la fine del 2002; si prevedeva di operare per un accesso più rapido, sicuro ed economico alla rete. Solo con il piano eEurope 2005, si è operativamente definita la necessità di consentire l’accesso ai servizi on line anche da parte di coloro che rischiano di scontare una nuova forma di esclusione, in cui il digital divide si declina in termini di mancata alfabetizzazione digitale o di disabilità sensoriali e cognitive. (11)
Entro l’anno terminale, stabilito nel 2005, gli Stati membri dovranno organizzarsi per offrire servizi pubblici on line (e-governement, e-learning, e-health, e-business). Non dovrà essere dimenticato l’aspetto infrastrutturale per consentire un effettivo sviluppo dell’amministrazione on line: la velocità e la sicurezza di accesso sono da considerare elementi fondamentali e vanno quindi sviluppati con la diffusione della banda larga a prezzi accessibili e con un‘adeguata protezione delle interazioni (privacy) e delle transazioni economiche.
L’ ultimo passaggio di questo complesso e ambizioso progetto europeo, alle prese con i primi segni della crisi, si colloca nell’anno 2005, allorchè si compie un primo bilancio dell’attività e si tracciano le linee di sviluppo per gli anni che rimangono alla scadenza del decennio.
Nel giugno del 2005, infatti, la Commissione delle Comunità Europee presenta il nuovo piano “i2010 – Una società europea dell’informazione per la crescita e l’occupazione”. (12)
La parola chiave è “rilanciare”. Ribadendo la centralità della conoscenza e dell’innovazione come motori dello sviluppo (senza tuttavia provare a precisare a quali condizioni e con quali strumenti), vi si annuncia il legame sostanziale tra la convergenza digitale ormai compiuta e l’adeguamento e la convergenza delle politiche. Che è come ammettere la sostanziale ancillarità della politica rispetto agli sviluppi tecnologici e organizzativi e il cui compito residuale è, al fondo, quello di regolatore o di facilitatore, con investimenti mirati e con adeguati interventiu legislativi.Per la prima volta si prende atto dei segnali di crisi della costruzione europea e del crescente disagio espresso da ampi settori delle opinioni pubbliche europee, cercando di correre ai ripari. Lo si fa nel solito modo delle tecnocrazie europee (sciolte dagli affanni dei rinnovi dei parlamenti per mezzo della legittimazione popolare), con ampie indagini e progetti con orizzonti pluriennali.Il nuovo piano strategico prevede il ripensamento di tre priorità, in modo da elaborare un approccio integrato alle politiche di sviluppo.
La prima priorità dovrebbe riguardare la costruzione di uno spazio unico europeo dell’informazione, in grado di offrire un mercato ampio e competitivo alla Information Society e ai media;la seconda priorità riguarderebbe un nuovo impulso agli investimenti nella ricerca sulle ICT;la terza, che ci riguarda più da vicino, dovrebbe avere come obiettivo la costruzione di una società europea dell’informazione basata sull’inclusione sociale, dando risalto al miglioramento dei servizi pubblici, allo sviluppo sostenibile e alla qualità della vita.Sulla base di questo ultimo ambizioso – quanto generico – obiettivo, emerge la centralità del digital divide tra le varie regioni dell’Europa, tale da imporre un piano articolato e variegato per consentire la piena partecipazione dei cittadini e per un rafforzamento della coesione sociale.
Quanto ai servizi pubblici, la Commissione si manifesta sensibile a tutti quei servizi basati sulle ITC con forti caratteristiche di trasparenza, di accessibilità e di efficacia, soprattutto in relazione ai costi.Come si vede, niente di nuovo sotto il profilo concettuale, se non la consapevolezza delle resistenze, dei ritardi e delle vischiosità del sistema, inaugurando una fase meno autoreferenziale e più pronta al dialogo con tutti i soggetti coinvolti.(continua)

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NOTE
(10) L’interattività dei servizi determina il grado di relazione che si riesce ad instaurare tra cittadino e amministrazione in termini di erogazione del servizio. Si tratta di una delle questioni chiave nelle metodologie d’analisi per valutare il grado di innovazione dei servizi on line. Una definizione chiara la troviamo in Web-based Survey on Electronic Public services, ricerca curata da Cap Gemini Ernst &Young per conto dell’UE e pubblicata nell’ottobre del 2002; Si tratta di uno studio comparativo sui servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche dai 15 Stati membri dell’Unione più Islanda, Norvegia e Svizzera. “Stage 1-Information: The information necessary to start the procedure to obtain this public service is available on-line. Stage 2- One-way Interaction: The publicly accessible website offers the possibility to obtain in a non-electronic way (by downloading forms) the paperform to start the procedure to obtain this service. An electronic form to order a non-electronic form is also considered as stage 2. Stage 3- Two-way Interaction: The publicly accessible website offers the possibility of an electronic intake with an official electronic form to start the procedure to obtain this service. This implies that there must be a form of authentication of the person (physical or juridical) requesting the services in order to reach stage 3. Stage 4- Full electronic case handling: The publicly accessible website offers the possibility to completely treat the public service via the website including decision and delivery. No other formal procedure is necessary for the applicant via "paperwork"”. Ivi, p.7.. Di seguito vediamo invece i livelli stabiliti da eEurope (v. http://europa.eu.int/information_society/eeurope/2002/action_plan/ pdf/egovindicators.pdf) :Ø Stage 1 Information: online info about public services,Ø Stage 2 Interaction: downloading of forms,Ø Stage 3 Two-way interaction: processing of forms, incl. authentication,Ø Stage 4 Transaction: case handling; decision and delivery (payment).
(11) Cfr. su questo punto P. TARALLO (a cura di), Digital Divide, Franco Angeli, Milano, 2003; in particolare il saggio di A. BUONGIOVANNI, Il digital divide in Italia e il saggio di F. MARZANO, E-government,. Vedi anche Linee Guida per l'organizzazione, l'usabilità e l'accessibilità dei siti web delle Pubbliche Amministrazioni, Circolare n°3 del 13 marzo 2001, Dipartimento della Funzione Pubblica.
(12)Vedi http://ec.europa.eu/information_society /eeurope/i2010key_documents /index_en.htm#i2010_Communication

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